Sacerdoti sposati e diaconesse: lo strappo dei vescovi tedeschi

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Il “concilio interno” della Chiesa tedesca è iniziato. Il sito ufficiale è online. Le prime dichiarazioni, quelle riguardanti il nuovo rapporto tra dottrina ed omosessualità, sono già note: i vescovi teutonici pensano che alcune delle certezze catechetiche siano desuete.

Roma, nel senso del Vaticano, può storcere il naso quanto vuole: il piano di Reinhard Marx è comunque quello di “vincolarsi” a quanto deciso nella reunion, che sembra voler procedere spedita. Senza tenere a mente tutto questo, è complicato comprendere il perché Joseph Ratzinger e Robert Sarah abbiano optato per un libro sul celibato sacerdotale. La battaglia vera – com’è stato spiegato in questo articolo – si combatte in Germania, dove la corrente teologica-progressista, ben rappresentata dal cardinale Walter Kasper, e quella conservatrice, che è derivante dal pensiero di Benedetto XVI, si sono spesso contrastate.

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Le novità che i presuli teutonici vogliono apportare sono soprattutto tre: dare la possibilità ai sacerdoti di contrarre matrimonio o comunque mettere in discussione il celibato quale condizione preliminare all’ordinazione di un consacrato; tornare alla visione della Chiesa cattolica delle origini, che prevedeva le diaconesse; rielaborare il pensiero cattolico sulla omosessualità, equiparandola a quello di un “orientamento sessuale” come un altro. Nel Catechismo ad oggi non è così. E sembra che le discussioni abbiano da principio voluto affrontrare proprio quest’ultimo aspetto. Marx è pure favorevole alla benedizione delle coppie omosessuali. Un sacerdote brasiliano, qualche settimana fa, è stato sospeso per aver benedetto due gay. Un conto è la situazione odierna, quindi, un’altra quella che potrebbe venir fuori dopo il cammino dottrinale dei vescovi progressisti. Un articolo pubblicato oggi su La Stampa, peraltro, ha spiegato come il Vaticano stia cercando di tenere tutti dentro lo stesso recinto: è arrivato più di un appello teso alla “unità”. Nel corso di questi anni si è spesso parlato di “scisma” mosso dalle fazioni conservatrici, ma sembra essere la sinistra ecclesiastica la più decisa a perseguire un progetto autocefalo. Il Papa, quindi, deve anche far fronte al problema della spinta di una “Chiesa nazionale”, che è tanto ricca quanto influente.

I vescovi tedeschi vorrebbero pure “laicizzare” la gestione parrocchiale, concedendo sempre più spazio ai laici. Tra questi, le donne, che nella visione del cardinale Reinhard Marx dovrebbero essere responsabilizzate al pari degli uomini. I conservatori stroncano questa piattaforma programmatica parlando di “protestantizzazione”. Ma il dado è tratto. Marx, che in Germania è finito in una bufera alimentata dall’Afd per via di un finanziamento destinato ad una Ong pro migranti, è convinto che il cattolicesimo debba svoltare. Due sono gli anni di tempo che la Chiesa tedesca si è concessa. Poi sarà rivoluzione. E Roma, che non può accettare che una Conferenza episcoplae si esprima, con dei vincoli, su questioni di stretta competenza papale, avrà un nuovo problema da risolvere.

il giornale.it

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