La pacchia non finisce mai 3 milioni alla sinistra chic e più soldi a ogni migrante

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Se smontare pezzo per pezzo i decreti Sicurezza è uno degli atti che accomuna, senza remore, tutte le fazioni del governo giallorosso, ce n’è un altro che riempirà di soddisfazione i suoi sostenitori: l’abrogazione del decreto Salvini sul capitolato d’appalto che, fino a oggi, rivedeva al ribasso le tariffe per l’accoglienza degli immigrati.

Che invece così torneranno a lievitare facendo riapparire il sorriso sulla faccia degli amministratori di coop, enti benefici e onlus che gestiscono i diversi Cas della penisola. Infatti con lo smantellamento del decreto ministeriale del 20 novembre 2018 l’asticella della quota, pro capite e pro die, per ogni immigrato ospitato nei centri si alzerà di nuovo: passando dai limiti tra 21 e 25 euro ai 30 e 35. Esattamente come fissato dai ministri Alfano e Minniti. Ma prima di dare il via all’abrogazione delle «tariffe Salvini» quale miglior scelta se non quella di affidare una valutazione sul campo degli standard di accoglienza attuali? Ed ecco infatti pronto il mandato per uno studio scientificamente accurato sugli standard qualitativi e quantitativi dell’accoglienza. Si potrebbe supporre anche che, mentre gli standard fino al 2018 appariranno in linea con le direttive comunitarie sia in materia di gestione che di sicurezza quelli a tariffa ridotta, da fine 2018 a oggi, dovranno essere rimodulati. Ed ecco che il gioco sarà pronto per aumentare di nuovo le quote giornaliere. Intanto rimane da attendere il lavoro di osservazione.

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A guadagnarsi l’incarico un raggruppamento temporaneo di imprese (Rti) di rara eccellenza che per 3 milioni di euro (2.272.950,20 + Iva precisamente) si andrà ad occupare di analizzare la bontà delle forniture di beni e servizi per la gestione e il funzionamento dei centri di prima accoglienza, con tanto di stima sull’abbattimento di ogni sovraffollamento e la diminuzione del numero dei centri. Certo, non può passare inosservato che tra i fortunati aggiudicatari dell’appalto ci sia anche una consistente fetta chic-intellettuale che da anni si muove sul selciato del buonismo e dell’accoglienza a ogni costo: la società Cles srl guidata da Alessandro Ferdinando Leon, figlio del più celebrato Paolo, e ancora il Cespi di cui è presidente l’ormai solo dirigente del Pd Piero Fassino e che, all’interno, vanta come ricercatrice Veronica Padoan, figlia dell’ex ministro dell’Economia. Ma non è finita qui. Il gruppo è affiancato anche dal Codici, la cooperativa sociale milanese presieduta da Massimo Conte fautore della battaglia per l’integrazione di Rom e Sinti, il centro di ricerca Reflect e, non ultima, l’area sociologica del Cnr Incres di Torino. Tutti al lavoro per ridare smalto a quell’accoglienza che Matteo Salvini, con l’asserzione «la pacchia è finita» aveva iniziato a ridimensionare già con buoni risultati nei primi mesi di governo. La locuzione tuttavia non era rivolta esclusivamente agli stranieri perdigiorno ma anche agli speculatori dell’accoglienza che, all’epoca si lamentarono a gran voce su tutti i canali a loro disposizione dei tagli in itinere. Oggi i piddini al governo devono sbrigarsi a fare ammenda e mettere in campo questi nuovi provvedimenti per far recuperare ai loro elettori cooperazionisti almeno una parte degli euro persi. Occhio ai nuovi, prossimi bandi di gara per la gestione dei Cas allora: la pacchia è tornata. Ora sì che le coop, gli enti benefici, le onlus e le ong tornano a esultare.

il giornale.it

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