Il monopattino è di destra. L’ultima follia dei radical chic

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La metro, il treno e ancor più il pullman sono di sinistra, l’auto e la due ruote di destra. L’aeroplano, un tempo di destra, ora è di sinistra, tanto che il filosofo Jean-Claude Michéa chiama gauche kérosène quella fighetta globalista, che gira il mondo e non è radicata da nessuna parte.

La bicicletta invece è nata di sinistra e lo è sempre rimasta, anche se oggi nelle metropoli è simbolo della sinistra bobo, borghese bohémien, ecologista alla Greta. Non è un tentativo di aggiornare la lista della celebre canzone di Gaber e Luporini, ma una riflessione sollecitata da un lungo, e serioso, pezzo apparso ieri sul giornale della gauche per eccellenza, Le Monde, in cui si accusa la trottinette, cioè il monopattino elettrico, di essere di destra. Mentre a Milano e a Roma se ne vedono ancora pochi, a Parigi si rischia invece di essere investiti da uno di quelli, persino sui marciapiedi. E già questo, agli occhi della sinistra, è sospetto: fa molto brute, vuoi mettere la gentilezza del vélo, della bicicletta? Poi, a occhio e croce, sono più i maschi a usare il monopattino elettrico: altra grave pecca per una sinistra ormai, più che femminista, femminilizzata, dove è diventato di destra qualsiasi intimo fremito non diciamo di virilità ma persino di normale mascolinità.

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Ma la vera ragione per cui la scure della Bibbia del progressismo francese è calata sul monopattino è questa: consentirebbe ai francesi, durante lo sciopero dei mezzi pubblici, ormai in corso da settimane, di muoversi. Gravissimo, un obiettivo boicottaggio dello sciopero, quasi una sorta di crumiraggio! Evidentemente per Le Monde, il cui zoccolo duro è invero composto da gente che si muove grazie ad auto con chauffeur, i normali impiegati e operai, costretti a recarsi al lavoro tutti i santi giorni, dovrebbero andarci a piedi, o anche loro scioperare, per poi magari essere licenziati. Quindi, no al monopattino, brutale, maschilista, veloce, e ora pure anti sindacati. Non mi muovessi già in moto, da destrorso quale sono, dopo questa fatwa correrei ad acquistarlo. Ma in realtà il tema è interessante anche per altro. La sinistra oggi non riceve più molti consensi dai lavoratori, è composta da gente che abita nei quartieri centrali delle metropoli e si muove in bicicletta perché ridotta è la distanza tra casa e luogo di lavoro (finanza, servizi, media, moda). È una sinistra totalmente immersa nell’individualismo narcisista. Ma ha conservato, forse per una sorta di hegeliana coscienza infelice, un’ideologia collettivistica. E quindi teorizza che sono buoni e, anzi, ottimi i mezzi in cui si sta tutti assieme, tutti uguali, quindi metro e, per distanze lunghe, treni e pullman. Da qui l’odio per l’auto personale, considerata inutile e pure moralmente dubbia in quanto inquinatrice.

Tutte cose che sanno molto di Unione Sovietica. Con una differenza: che i vecchi comunisti sulla metro, sul treno e sul pullman con gli operai ci andavano.

La gauche kérosène invece fa l’egualitarista con la libertà degli altri (ma a Roma si dice in un altro modo…).

il giornale.it

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