“Con una mano mi tappava la bocca, con l’altra mi riempiva di pugni”. Così lo straniero ha provato a stuprarla

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È ancora comprensibilmente sotto choc la giovane donna aggredita giovedì notte a Firenze da un uomo dal volto coperto che, dopo averla assalita alle spalle, ha tentato di violentarla, strappandole i vestiti e riempiendola di botte al minimo accenno di resistenza.

Mentre gli inquirenti sono impegnati nelle ricerche del responsabile, la 30enne ha deciso di rilasciare qualche dichiarazione al quotidiano La Nazione, che riporta oggi la sua drammatica storia.

Durante la notte fra giovedì 9 e venerdì 10 gennaio, la giovane stava facendo ritorno a casa, quando è iniziato il suo incubo. “Ho 32 anni, e da tanto tempo ormai lavoro in un locale nella zona di Santa Croce, nel cuore del centro storico. Stavo rientrando a casa ed ero quasi in piazza dei Giudici, a due passi dalla Galleria degli Uffizi, erano da poco passate le due di notte. Quante volte ho percorso quella strada, quante volte ho attraversato quella piazza”, comincia il suo racconto la donna, ancora molto scossa.“Ho spesso avuto paura, ma ho sempre pensato che non mi sarebbe mai potuto accadere nulla di male. Poi, l’altra sera, un uomo col viso coperto da un cappuccio mi ha prima spinta contro un muro, poi mi ha tappato la bocca abbassandomi in pochi istanti i pantaloni”.

Le intenzioni del pericoloso individuo sono state chiare sin da subito. Appena la giovane ha tentato di opporre resistenza, l’uomo ha risposto con estrema violenza, tempestandola di pugni e premendo forte la mano sulla sua bocca per farla tacere. “Mi ha palpeggiata e ha cercato di violentarmi: ci sarebbe riuscito se non fosse stato per quattro ragazzi che stavano uscendo da una discoteca e che hanno sentito le mie urla. Subito dopo sono arrivati i carabinieri. È stato terribile, mai avrei pensato che mi potesse accadere una cosa del genere”, dichiara la vittima, che mai si sarebbe aspettata di subire una simile violenza nella sua Firenze. Straniero aggredisce donna sotto casa e tenta di violentarlaPubblica sul tuo sito

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Il ricordo di quegli attimi orribili è vivido nella sua mente:“Lui continuava a urlare: ‘Stai zitta, stai zitta’. Io cercavo di divincolarmi ma lui con una mano mi tappava la bocca, con l’altra mi riempiva di pugni sugli occhi, sulla bocca, sulle guance. Dappertutto, non so neppure raccontare, spiegare bene che cosa si prova, quale tipo di dolore. A un certo punto mi ha colpita così forte che sono caduta a terra, ho sbattuto la testa e lui è riuscito ad abbassarmi i pantaloni. Io continuavo a divincolarmi ma avevo la sua mano sempre sulla bocca e non potevo chiedere aiuto. È stato un incubo. Poi con tutta la forza che avevo in me sono riuscita a mordergli un dito: lui allora, forse per il dolore, ha sollevato la mano e io ho urlato sperando che qualcuno mi sentisse”.

La vicenda avrebbe potuto concludersi in maniera assai peggiore, se il gruppo di giovani non fosse accorso, insieme ai carabinieri. “Sentivo che mi cercavano ma non riuscivano a vedermi. Sono riuscita di nuovo a urlare aiuto e mi hanno trovata. Quell’uomo, invece, è scappato”, spiega la 30enne.

Nessuna traccia del pericoloso soggetto, attualmente ancora a piede libero. Nessuna informazione su di lui, la stessa vittima dichiara di non essere riuscita a vederlo bene in faccia. “Non riuscivo a vederlo in faccia, il suo volto era completamente coperto”, ha riferito al quotidiano. Secondo alcune fonti, si tratterebbe di uno straniero, ma tutto è ancora da verificare. Tentato stupro a Firenze, parla la vittima: “Un incubo, sarà difficile tornare alla normalità”Pubblica sul tuo sito

Dopo la violenta aggressione, la vittima ha trascorso due notti all’ospedale di Santa Maria Nuova, dove è stata ricoverata. Da ora in poi dovrà imparare a convivere con il ricordo della brutale violenza subita. “Non sono riuscita a dormire né credo che ci riuscirò per molto tempo, ho sempre la sua immagine incollata addosso. Ed è inutile dire che ho paura e che sarà difficile tornare alla normalità, al lavoro, alla vita di sempre. È assurdo che accadano cose del genere, e purtroppo so di non essere l’unica”, dice con amarezza. “Non si può più fare finta di nulla. Ho deciso di raccontare questa storia perché qualcuno faccia qualcosa. Lo faccio per me e per tutte le altre che si vergognano, che soffrono in silenzio, che si portano da sole un peso che anche io, adesso, ho sopra le spalle e dentro il cuore. E so che forse lo avrò per sempre” afferma, concludendo così la sua intervista.

il giornale.it

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