La bomba migratoria in Libia che potrebbe investire l’Italia

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La guerra in Libia sempre più intensa non può non avere ripercussioni anche sulla questione immigrazione. E questo perché ad un maggior caos potrebbe corrispondere un maggior numero di barconi immessi nel Mediterraneo.

Ma non solo: nel paese nordafricano, ed in particolare nella parte occidentale, sono presenti migliaia di migranti provenienti dall’Africa sub Sahariana e posti all’interno dei centri di detenzione. Alcuni sono registrati, altri no: in questi ultimi avvengono, come accertato in diverse inchieste anche in Italia, abusi ai danni dei migranti, ma anche nei primi la situazione non appare migliore.

C’è poi un altro problema non indifferente, che riguarda gli sfollati libici. Il conflitto ovviamente fa aumentare il numero dei cittadini costretti a lasciare le proprie abitazioni, in tanti sono dovuti fuggire dalle linee del fronte o dai bombardamenti.

Una situazione quindi potenzialmente esplosiva, che si aggiungere ai tragici effetti collaterali prodotti di per sé da una guerra quale quella libica. A fare il punto della situazione nelle scorse ore, è stato Jean Paul Cavalieri, capomissione per l’Unhcr.

Intervistato su Repubblica durante il suo soggiorno a Roma, dove è stato ascoltato dalla commissione esteri della Camera dei Deputati, Cavalieri ha elencato dati e numeri che ben possono rendere l’idea di quanto grave sia il contesto migratorio in Libia e di quante ripercussioni si potrebbero avere in Italia.

“Ci sono oltre 217.000 sfollati nel Paese, bambini, donne, uomini in condizioni di rischio estremo. E noi non riusciamo ad avere accesso a tutte le zone della Libia”, ha dichiarato il capo missione dell’agenzia Onu che si occupa dei rifugiati. I libici che hanno lasciato le proprie case, in buona parte sono andati verso la Tunisia, ma c’è chi poi ha voluto od ha potuto rimanere in Libia in condizioni però estreme.

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Per l’Italia il rischio principale da questo fronte, sta riguardando l’aumento di migranti libici che arrivano nel nostro paese. A Pozzallo nei giorni scorsi, è arrivata la nave Alan Kurdi dell’ong tedesca Sea Eye e le persone a bordo erano soltanto libiche, peraltro ben vestite ed apparentemente in buone condizioni. Se anche i libici cominceranno seriamente ad alimentare il flusso gestito dai trafficanti di esseri umani, la situazione nella gestione dell’immigrazione non potrà certo ad andare a migliorare.

I due problemi principali sopra richiamati riguardanti il fenomeno migratorio in Libia, ossia la presenza di sfollati libici e la presenza di migliaia di migranti sub sahariani, stanno rischiando sempre più di intrecciarsi. Il governo locale, ha segnalato Cavalieri, non ha più soldi e cibo necessario per i centri registrati ufficialmente, in alcuni casi si aprono semplicemente le porte per far uscire i migranti che però vengono lasciati al loro destino. E spesso diventano poi preda dei trafficanti di esseri umani, con conseguente rischiosa traversata del Mediterraneo.

“Ci sono decine di migliaia di persone – ha confermato Cavalieri – in detenzione arbitraria, che lottano per la sopravvivenza quotidiana. Il ministero dell’ Interno non riesce più a garantire cibo e acqua per tutti. In alcune prigioni sono state aperte le porte ma da settimane si verifica una cosa terribile: in tanti pagano per rimanere nelle carceri, convinti di poter essere selezionati dal nostro personale che è già riuscito a tirare fuori oltre 2.000 persone per evacuazioni d’ urgenza”.

Centri dunque sovraffollati e dove non ci sono più garanzie nemmeno per i servizi basilari, migranti lasciati allo sbando ed alla mercé dei trafficanti e sfollati libici sempre più numerosi: questa è la vera e propria bomba migratoria presente a pochi passi dall’Italia.

Ed a tutto ciò occorre aggiungere, come confermato dallo stesso Cavalieri, che il flusso migratorio verso la Libia non si è affatto arrestato. Dalla frontiera con il Niger la pressione dei migranti che risalgono dall’Africa sub sahariana è ancora molto forte, nonostante la guerra e nonostante le voci diffuse anche tra i migranti che in Libia la situazione non è sicura. E dunque, in prospettiva, i problemi potrebbero soltanto peggiorare.

il giornale.it

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