Gregoretti, Nordio: “Quello contro Salvini è un voto politico”

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“Decisioni di pura opportunità politica”. L’ex magistrato Carlo Nordio non ha dubbi: quello contro Matteo Salvini circa il caso Gregoretti, a differenza del precedente caso della nave Diciotti (quando il Movimento 5 Stelle, allora alleato di governo del Carroccio, disse no al processo al leader leghista), è un voto politico.

“È cambiata la maggioranza di governo e quindi l’atteggiamento dei grillini e dello stesso primo ministro. Il che dimostra che qui il diritto c’entra poco o nulla, ma che su tratta di decisioni di pura opportunità politica”, le parole dell’ex toga in occasione di un’intervista a Italia Oggi.

Nel corso della chiacchierata con il quotidiano economico e giuridico, Nordio spiega, di fatto, perché l’autorizzazione a procedere contro il segretario della Lega obbedirebbe a interessi (politici) di parte.

Ricordiamo come la Giunta del Senato della Repubblica, in queste ore, sia chiamata a decidere una volta per tutte sulla richiesta di autorizzazione a procedere contro l’ex titolare del Viminale. Per il caso della nave Gregoretti della Guardia Costiera Italiana, il fu ministro dell’Interno è accusato di sequestro di persona, ai danni di 131 migranti.

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Come noto, a differenza della querelle circa la nave Diciotti, il Movimento 5 Stelle si è detto favorevole al processo contro Salvini, dicendo che il caso della Gregoretti sarebbe diverso dallo sbarco della Diciotti. A tal proposito, Nordio spiega: “Sì sono casi diversi, ma in senso opposto rispetto alla vulgata, perché secondo la Procura l’ipotesi di reato per la Gregoretti non esiste proprio: se la Giunta dirà di sì sarà una decisione puramente politica. Qui il diritto c’entra poco o nulla”.

Dunque Nordio aggiunge: “Ci sono delle analogie e delle differenze. Le prime risiedono nel fatto che l’indirizzo politico di impedire gli sbarchi, o di attuarli dopo adeguati controlli, era quello già concordato e attuato con la Diciotti. La differenza principale invece consiste nella ridotta permanenza sulla Gregoretti, che ha comportato anche una diversa valutazione da parte della Procura di Catania”. E quindi entra nel merito della questione il punto: “Allora il pubblico ministero aveva chiesto l’archiviazione sostenendo che, anche se in teoria il reato poteva configurarsi nella sua materialità, Salvini aveva agito nell’ambito dei suoi poteri ministeriali. Ora invece la Procura ha motivato la richiesta sostenendo che il reato non sussiste proprio, cioè che l’operato del ministro non ha costituito una illegittima privazione della libertà personale”.

Matteo Salvini rischia fino a quindici anni di reclusione: “Se fosse rinviato a giudizio per il reato contestatogli, in teoria sì. Tuttavia sarebbe un processo così complesso e ricco di insidie per tutti che la vedo come una possibilità molto remota”, chiosa Carlo Nordio.

il giornale.it

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