Ora la censura di Facebook si abbatte sulla targa di Acca Larenzia. Vietato ricordare la strage

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Nuovo bavaglio di Facebook. Il colosso dei social network continua a oscurare pagine e gruppi non allineati. Pericolosi? Politicamente scorretti? Un colpo di bianchetto e il problema è risolto. La mannaia oggi si è abbattuta perfino sul ricordo della strage di Acca Larenzia.

Clamoroso a inizio settembre il blocco di molti  profili. E delle pagine ufficiali di Casapound e Forza Nuova perché “incoerenti” con la policy di Facebook e Instagram. Stessa sorte toccò a esponenti di Fratelli  d’Italia e della Lega. A giornalisti e opinionisti scomodi al mainstream. La censura del gigante social si è abbattuta anche su un video di “Atreju” postato da Giorgia Meloni. Dai “pericolosi“ contenuti sovranisti.

La censura di Facebook sulla strage di Acca Larenzia

L’ultimo caso riguarda il profilo Facebook di Ferdinando Parisella, storico militante della destra fin dagli anni ’70, esponente missino, oggi imprenditore. La sua colpa? Aver pubblicato nel giorno del quarantaduesimo anniversario della strage di Acca Larenzia la foto di una targa. Quella che commemora Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni. I tre giovani assassinati il 7 gennaio 1978 davanti alla sede del Msi. Per mano di un commando di terroristi rossi e del capitano dei carabinieri Sivori.

Il bavaglio a senso unico del social di Zucherberg

Il suo profilo è stato bloccato per 24 ore. L’autore non può pubblicare né commentare per due giorni. La foto, secondo il social di Zuckerberg, violerebbe «gli standard in materia di persone e organizzazioni pericolose«. Identico destino è toccato alla “storia della giornata”. Nella quale, oltre alla targa commemorativa, compariva la foto della pagina del diario del 7 gennaio 1978 di Maurizio Lupini. Che quel giorno era nella sede del Msi e vide morire a colpi di mitra i suoi amici.

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«Spensi la luce dei locali della sezione», racconta Lupini. «E al momento di richiuderla arrivò un primo colpo che prese in pieno volto Bigonzetti, uccidendolo sul colpo.Poi una furia di colpi a raffica di mitraglietta, successivi, tanti. Io caddi all’interno spinto da uno dei ragazzi. Riuscii a chiudere la porta in faccia ai terroristi mentre Ciavatta fuggiva sulle scale che portano a via delle Cave. Venne colpito anche lui, alla schiena»

Quasi intimidatorio il successivo avviso di Facebook. «Cosa succede se commenti un’altra violazione.  Non puoi pubblicare o commentare per 3 giorni». Un bavaglio annunciato. Dove sarebbe l’istigazione alla violenza e l’incitamento all’odio nel ricordare l’atroce strage di 42 anni fa? Nella quale persero la vita, sulla scia di sangue della cupa stagione degli anni di piombo, tre  giovanissimi militanti i destra. Questo il “pericoloso” testo del post censurato. «7 gennaio 1978-7 gennaio 2020. Se da quella sera maledetta di quarantadue anni fa sarò ancora lì, come ogni anno, è anche perché è un fatto intimo…».

Fratelli d’Italia chiede l’intervento del Parlamento

Altre segnalazioni arrivano da più parti. Misteriosi i meccanismi adottati dalla censura orwelliana del social network per bloccare pagine e sospendere account. Dietro gli algoritmi si cela un sistema da Grande fratello dai contorni inquietanti. Può un’azienda privata decidere, a sua discrezione, quali contenuti abbiano diritto di cittadinanza sulla rete e quali invece debbano essere rimossi?

Il blocco degli account da parte di Facebook colpisce, unilateralmente, una sola parte politica. Troppo spesso le “infrazioni” sarebbero commesse per riflessioni motivate e argomentazioni culturali. Mentre vengono “salvati” profili dai contenuti estremisti e beceri. Forse per accreditare la vulgata di un universo di destra pericoloso e ignorante.

«Lecito ritenere – scrive in un’interrogazione un esponente di Fratelli d’Italia, «che esista quasi una strategia tendente a silenziare determinate opinioni politiche. Dinanzi a tutto ciò il Parlamento non può rimanere a guardare. E deve agire per tutelare la libertà di espressione. Non possiamo accettare che il mondo dei social network decida arbitrariamente, e sulla base dei contenuti, quali partiti o opinioni accettare. Il governo di un Paese serio dovrebbe intervenire immediatamente».

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