La Chiesa tedesca verso la rivoluzione: “L’omosessualità è normale”

La rotta è tracciata: la Chiesa tedesca marcia verso la rivoluzione. Il terreno da percorrere è dottrinale.

Di tassa ecclesiastica – quella che Ratzinger avrebbe voluto abolire e che rende l’episcopato teutonico tra i più ricchi al mondo – non si dovrebbe discutere. I tabù destinati a cadere sembrano molti. La tassazione (l’aliquota è circa l’8%), che coinvolge tutti i cittadini teutonici che si professano cattolici, non fa parte dei punti all’ordine del giorno resi noti.

Il cardinale Reinhard Marx, che Bergoglio ha posto a capo della “spending review” del Vaticano, è alla guida di un “cammino sinodale” interno, che ha avuto inizio lo scorso primo dicembre. Da Roma, nel corso di questi mesi, sono arrivati un paio di altolà: quello del cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i Vescovi, e quello di monsignor Filippo Iannone. Perché i tedeschi vorrebbero procedere per conto loro. Quasi come se appartenessero ad una Chiesa autocefala.

Sono temi – quelli cari a Marx e ai presuli progressisti – sui quali dovrebbe poter decidere solo la Chiesa universale. E Pure Papa Francesco ha inviato una lettera. Non si è trattato di un vero e proprio botta e risposta. Non c’è uno scontro acceso tra Roma e Berlino.

La famiglia teologica progressista di Germania è in ottimi rapporti col Santo Padre. Il cardinale Walter Kasper rimane un riferimento centrale. La partita però è grossa. Marx e i suoi ventilano da tempo la laicizzazione della gestione parrocchiale, l’intercomunione tra protestanti e cristiano-cattolici (si è pure ipotizzato che si stesse lavorando a una “messa ecumenica”, cioè valida per tutti cristiani), la normalizzazione della dottrina sulla omosessualità, l’apertura di un ragionamento sull’obbligo di celibato per i sacerdoti e l’estensione del valore attribuito alle donne in seno alla vita ecclesiastica. Dalle diaconesse ai sacramenti celebrati dai laici, passando alla benedizione per le coppie omosessuali: alcuni vescovi di Germania vogliono osare. Persino lì dove il Sinodo panamazzonico non è arrivato. Ma tutto ruota attorno a un singolo termine, che è “vincolante”.

Se la nostra epoca fosse quella delle Chiese nazionali, allora i tedeschi potrebbero deliberare in autonomia. Ma fino a prova contraria è ancora Roma a decretare per tutti. Per quanto questo “concilio interno” voglia proporre una natura “vincolante” di quello che verrà deciso. In Vaticano, insomma, potrebbero frenare tutto nell’arco di questi due anni. Il tempo che i tedeschi si sono concessi.

Stando a quanto riportato da Lifesite News, però, qualche novità già c’è: la Conferenza episcopale tedesca ha parlato di omosessualità quale “forma normale di predisposizione sessuale”. Dal punto di vista catechistico, è una svolta di rilievo. Ma non è tutto. Perché altri esponenti dell’equivalente della nostra Cei hanno anche ridimensionato l’adulterio. La base su cui la riflessione è stata poggiata è Amoris Laetitia, l’esortazione apostolica di Papa Francesco cui sono seguiti i dubia di quattro cardinali.

Tra due anni i tedeschi potrebbero aver prodotto una serie di considerazioni ultra-progressiste in grado di smantellare alcune certezze dei tradizionalisti. Vale anche la pena sottolineare come esista una frangia teutonica, ma contraria a questo genere di fughe in avanti. Tutto, però, dipenderà dalle eventuali reazioni romane.

il giornale.it

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