La Germania deve ancora accogliere gli 11 migranti della Rackete

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“Alcuni Paesi europei, tra cui Germania e Francia, hanno già manifestato la possibilità ad accogliere quote di migranti”, ha fatto sapere il Viminale dopo aver dato l’ok allo sbarco a Messina e Pozzallo dei 121 rifugiati a bordo delle navi Alan Kurdi e Ocean Viking. “L’accordo di Malta sta dando i suoi frutti”, aveva detto lunedì scorso il ministro degli Interni, Luciana Lamorgese, ricordando soddisfatta come “le attività poste in essere con gli altri Paesi stanno andando bene non soltanto sui numeri che vengono dati ma anche sull’effettività della presa in carico di questi migranti”. Almeno 57 ogni mese, quelli che, secondo i dati resi noti dal ministro, verrebbero trasferiti fuori dal nostro Paese.

Ma è davvero così? Gli 11 migranti dei 53 rimasti lo scorso giugno per due settimane a bordo della Sea Watch 3 capitanata da Carola Rackete, che la Germania si era impegnata a prendere in carico, ad esempio, sono ancora all’interno del Cara di Crotone. È un dossier del Fatto Quotidiano a raccontare la storia di questi profughi e di una promessa non mantenuta. Quella delle autorità di Berlino che avevano assicurato di essere pronte a prendersi cura di dieci uomini e una donna incinta, con tanto di comunicazione ufficiale arrivata dal ministero dell’Interno.

Ma a distanza di sei mesi dalla Germania non si è fatto vivo nessuno. I migranti restano a Messina per due settimane, poi vengono trasferiti nel centro di Crotone dove ancora aspettano di conoscere il proprio destino. Lo stesso hanno fatto i francesi: di dodici persone sottoposte a colloquio tra quelle che erano a bordo della Sea Watch 3, ne sono state trasferite Oltralpe soltanto nove. Certo, nessuno vieta alle autorità degli altri Paesi di “scegliersi” i migranti, visto che la Convenzione di Dublino prevede accordi su base “volontaria”. Ma così, di fatto, non tutti vengono effettivamente trasferiti, come dimostrano le testimonianze raccolte dal Fatto.

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Le dichiarazioni fatte dai leader europei lo scorso settembre a Malta, inoltre, sono state riviste negli ultimi mesi. Il ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer aveva assicurato che Berlino si sarebbe fatto carico di almeno un quarto dei migranti arrivati in Italia. Salvo poi precisare che la percentuale dipenderà da quanti ne sbarcheranno effettivamente. L’Italia, secondo una fonte sentita dal Fatto Quotidiano, starebbe cercando di imporsi all’interno del framework di Malta per accelerare le procedure e cercare di andare oltre il meccanismo di Dublino, coinvolgendo i Paesi ospitanti anche nel processo di identificazione. Ma la Germania su questo avrebbe già alzato un muro. I trasferimenti e le operazioni di riconoscimento, parola di Seehofer, dovranno restare in carico al primo Paese di approdo, cioè all’Italia.

C’è da dire, poi, che i rifugiati sbarcati dalle navi delle Ong che entrano in Germania dalla porta, poi escono dalla finestra visto che i cosiddetti “dublinanti” rispediti in Italia lo scorso anno dalle autorità tedesche sono stati quasi 3mila. È andata meglio nel 2019 ma, sempre secondo i dati del Fatto Quotidiano, i migranti rientrati nel nostro Paese finora sarebbero 1.126. Praticamente a giugno di quest’anno il totale dei migranti rimpatriati dall’Ue era superiore a quello di chi era approdato via mare sulle nostre coste. Nel frattempo la Lega, dopo gli sbarchi delle ultime ore, va all’attacco di Lamorgese. “Da settembre la Ocean Viking ha solcato per sette volte il Mediterraneo: è sempre approdata in Italia e solo in un caso a Malta, peraltro grazie all’allora ministro Salvini che vietò l’ingresso nelle nostre acque”, accusa Nicola Molteni, deputato leghista ed ex sottosegretario all’Interno del governo gialloverde. “L’accordo di La Valletta esiste solo nella fantasia del ministro – prosegue – chi arriva in Italia rimane in Italia, Lamorgese ormai prende ordini dalle Ong che spadroneggiano nel Mediterraneo e vengono invitate al Viminale col tappeto rosso”.

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