Conte fa il gradasso: “Via chi non fa squadra”. E i grillini si riallineano

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La nota diffusa venerdì dal M5s, in cui i pentastellati attaccavano lancia in resta le «proposte contenute in manovra» sul tetto al contante e la multa sul Pos è stata solo la punta dell’iceberg della tensione politica interna che covava già da settimane.

E il problema è sempre lo stesso: il capo politico Luigi Di Maio è alla ricerca di uno «spazio vitale», al di fuori della morsa in cui rischia di essere stritolato. Tra il premier Giuseppe Conte, il segretario Pd Nicola Zingaretti e il leader di Italia Viva Matteo Renzi in maggioranza e l’attivismo del capo leghista Matteo Salvini che dall’opposizione è a caccia degli elettori grillini delusi dal patto con i dem. Ricalibrare il messaggio, quindi. Questa è l’esigenza che si è fatta pressante nell’inner circle di Di Maio. In una sfida inedita nel governo: Conte e Zingaretti da un lato a puntellare la poltrona di Palazzo Chigi, Di Maio e Renzi a fare i guastatori.

Così se Maria Elena Boschi dalla Leopolda ha parlato del Pd come del «partito delle tasse», Di Maio ha scelto di rivolgersi alle partite Iva: «Noi siamo la voce di quel popolo silenzioso che si sveglia la mattina e va a faticare pagando regolarmente le tasse – ha scritto il M5s sul Blog delle Stelle – di quel popolo che va ad alzare la saracinesca della piccola bottega di quartiere e ritorna a casa la sera». Prima i Cinque Stelle hanno attaccato la stampa, parlando di «fango» e «retroscena inventati» in merito allo scontro con Conte sulla manovra: «Massima fiducia e stima nel premier», scrivono sul blog. Ma il malumore c’è e qualcuno tra gli uomini di Di Maio è arrivato a chiedersi se Conte non voglia fare in futuro il candidato premier del Pd. Critiche e spifferi anche sui rapporti, descritti come più che idilliaci, tra l’ex avvocato del popolo e i ministri dem, a partire dal capo delegazione Dario Franceschini. Ma la maggioranza dei parlamentari M5s è decisa comunque a blindare Conte.

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Stretto tra destra e sinistra, il leader è intervenuto con un post su Facebook, anche qui in veste di difensore del ceto medio. Di Maio è andato all’attacco del centrodestra, colpevole per il grillino di aver aumentato l’Iva nel 2011 e di difendere i «colossi» e «il sistema». E ha rilanciato sul carcere per i grandi evasori. In serata è arrivata la replica di Conte. Dall’Eurochocolate di Perugia il premier ha ribadito di voler mantenere quota 100, e sulle partite Iva ha commentato: «Io sono il presidente del Consiglio che ha portato l’Iva al 15%. Come fate a dire che sono contro il popolo delle partite Iva? Quando sono stato nominato presidente del Consiglio avevo la partita Iva, ho dovuto chiuderla. Conosco quindi bene la questione, non diciamo fesserie». Conte ha legato l’abbassamento delle tasse alle partite Iva alla riuscita del piano anti-evasione.

Il premier ha affondato il colpo su Salvini per quanto riguarda l’immigrazione. Il segretario della Lega aveva detto che il governo giallorosso sul tema «ha le mani sporche di sangue», e Conte ha replicato stizzito: «Le parole di Salvini sono inaccettabili, stia zitto e non dica stupidaggini». Poi ha strigliato il M5s: «È il partito che gridava onestà, onestà, avanti con il piano anti-evasione» e ha spiegato: «la manovra è stata approvata, salvo intese tecniche, non torna in Consiglio dei ministri». Ha invitato l’esecutivo «a fare squadra» e ha intimato: «chi non la pensa così è fuori dal governo». Frasi che Palazzo Chigi in serata prova a smussare: «Nessun riferimento a singoli partiti o ministri».

il giornale.it

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