Gad Lerner: “A Roma la piazza dei finti moderati”

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Una destra “che si finge moderata, illiberale e a rimorchio di Matteo Salvini”, che chiede la “mano libera per i poliziotti” e va in visibilio per il “Dio, patria e famiglia” di Giorgia Meloni.

La presenza – condita da sfottò e insulti – di Gad Lerner in piazza San Giovanni, a Roma, per la manifestazione del centrodestra contro il “governo delle tasse e delle manette” non era casuale. Infatti, il giornalista di Repubblica era stato inviato nella Capitale dal quotidiano di via Colombo per seguire e commentare il raduno che ha visto la partecipazione di circa 200mila persone. Nel suo pezzo, Lerner racconta dal suo – parzialissimo – punto di vista la sua lunga giornata, cominciata alla Stazione Centrale di Milano sul treno che lo avrebbe condotto a Roma. Un Frecciarossa da lui definito “Frecciaverde“, data la presenza di decine di militanti della Lega “col fazzoletto verde e la felpa del Comune di residenza”.

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“Altro che centrodestra moderato e liberale”, attacca Lerner, che parla di una destra “a trazione leghista” con una Lega ancora “nordista“. A sostegno della sua tesi, il giornalista riporta la testimonianza di un’elettrice di Salvini che resta “a favore della divisione in tre macro-regioni proposta da Miglio”. Per Lerner “la locomotiva” del centrodestra, dunque, “resta saldamente padana”.

Finito il viaggio in compagnia dei militanti leghisti, Lerner si focalizza sulla manifestazione vera e propria, cuore della protesta antigovernativa che – osserva – “non sembra più avere al suo centro rifiuto degli immigrati e la denuncia dei crimini, soprattutto di natura sessuale, a essi ascrivibili”. Una presa di consapevolezza seguita però dalla citazione di una frase del governatore veneto Luca Zaia (“Togliere il galateo alle forze dell’ordine e riconsegnare il manganello”), di cui Lerner approfitta per portare acqua al suo mulino. Dove si macina la convinzione che Salvini non si possa trasformare “nel leader di un nuovo centrodestra liberale”: per il leader leghista, insiste Lerner, sarebbe stata “una torsione contronatura”, dato che il capo del Carroccio “guida un movimento reazionario” che ha la sua forza nella “negazione del liberalismo”. Poi l’accusa alla piazza di andare in “apoteosi per il ‘Dio, patria e famiglia” di Giorgia Meloni. Come se fosse una colpa, un peccato da cui doversi redimere. Alla fine, Lerner fa un bilancio della manifestazione: “Salvini è a capo di una destra popolare vasta e illiberale“, il giudizio finale – alquanto scontato – del giornalista.

il giornale.it

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