Conte ignora la polizia sul Def. Agenti in rivolta: “Adesso basta!”

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C’è una legge dello Stato che lo stesso Stato ha disatteso più di una volta, almeno da quando a Palazzo Chigi risiedeva Mario Monti. Capite l’assurdità? Si tratta dell’articolo 8-bis del decreto legislativo 195 pubblicato nel lontano 1995, secondo cui la Presidenza del Consiglio dei ministri deve convocare “le organizzazioni sindacali e le sezioni del Cocer” di polizia e carabinieri “in occasione della predisposizione” del Def e “prima della deliberazione del disegno di legge di bilancio”.

Il governo dovrebbe cioè consultare i poliziotti per accoglierne le istanze prima di decidere come investire i soldi delle nostre tasse. Ma Conte Bis non l’ha fatto.

Il ritardo aveva fatto scatenare l’ira dei sindacati di polizia. Il Def infatti è stato ormai approvato, discusso e pure criticato. Senza però ascoltare le voci di chi ci difende in strada. La presidenza del Consiglio ha convocato le parti sociali e del comparto difesa, ma non i rappresentanti degli agenti. I sindacati in coro hanno denunciato il fatto lo scorso 24 settembre, sottolineando il “sentimento di totale abbandono che agita i servitori dello Stato”. Una “leggerezza inaccettabile”, un “oltraggio che ha il sapore del tradimento”. Le grida dei poliziotti sono rimaste inascoltate per lungo tempo. A inizio ottobre le organizzazioni sono tornate a battere il chiodo, inutilmente. O almeno fino all’altro ieri, quando finalmente qualcosa si è mosso. La convocazione dei sindacati, infatti, è arrivata nella tarda serata di due giorni fa, poche ore dopo (sarà un caso?) l’annuncio della manifestazione delle divise prevista per martedì prossimo 22 ottobre.

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Agenti, carabinieri, penitenziari, forestali e vigili del fuoco scenderanno in piazza di fronte a Montecitorio per fare sentire la propria voce. Un sit anticipato dal Giornale.itche ha già riscosso l’entusiasmo dei cittadini e le adesioni di diversi sindacati. In piazza non ci saranno bandiere, ma diverse sigle hanno già dimostrato sostegno alla manifestazione. Altre stanno decidendo in queste ore. Anche il deputato Marco Silvestroni (FdI) ha dichiarato la sua adesione all’evento “Servitori, non servi”. Altri politici potrebbero muoversi nei prossimi giorni. L’obiettivo però è quello di creare un movimento che “parta dalla base” per “rendere partecipe l’opinione pubblica”. Fuori insomma dalle logiche sindacali o partitiche. “Non è una manifestazione di una sigla o dell’altra, ma dei poliziotti”, dice al Giornale.it Andrea Cecchini, promotore dell’evento “come celerino e come sindacalista degli agenti”. A osservarla da fuori sembra la sfida di Davide contro Golia. Le divise sono davvero “stufe”, ma “non si piangono addosso” e puntano ad un movimento spontaneo: “Le istituzioni ci dovranno ascoltare. Devono farlo”.

La morte di Pier Luigi Rotta e Matteo Demenego ha infranto lo spesso velo di sopportazione. “Da mesi mi sento dire dai colleghi ‘non ce la facciamo più'”, confessa Cecchini. I poliziotti, così come i carabinieri e i vigili del fuoco, lamentano stipendi da fame, blocchi contrattuali, assenza di dotazioni. Per non parlare delle poche tutele (legali e sanitarie), la mancanza di regole di ingaggio e l’incredibile cortocircuito per cui “nel silenzio delle istituzioni è normale aggredirci e sputarci addosso”. “Alla gente che ci governa poco interessa la sicurezza e chi lavora per la sicurezza – conclude Cecchini – Ma noi siamo stanchi. Ora basta”.

il giornale.it

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