Mueller tuona: “Il Papa non può abolire celibato dei preti”

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“Nemmeno il Papa può abolire il celibato dei preti”. Mentre nel corso del Sinodo si discute di “viri probati”, cioè di anziani sposati e deputati a svolgere le funzioni dei sacerdoti per l’Amazzonia, il cardinale Gherard Ludwig Mueller, ex prefetto della Congregazione della Dottrina per la Fede, fa presente come un cambiamento di più ampia portata non possa passare neppure per l’avallo del pontefice.

Si tratta, come già altri cardinali hanno dichiarato nei mesi che hanno preceduto ottobre, di non modificare il Depositum Fidei. La riforma sui viri probati, invece, può essere approvata, ma Mueller non concorda sulla bontà della soluzione.

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Anzi, nell’intervista rilasciata a Repubblica, il cardinale tedesco parla dei “diaconi sposati”, che già esistono. Un modo per coprire le necessità pastorali di quei luoghi – sostiene l’alto ecclesiastico – già esiste. E quello dei viri probati sarebbe un falso problema. Ma se i propositi dei progressisti dovessero davvero trovare corrispondenza nel Sinodo panamazzonico, allora i “viri probati” – avverte – dovrebbero comunque tenere a meni i voti dei sacerdoti, compreso quello sul celibato. La battaglia dottrinale è appena all’inizio, ma la differenza di vedute sta emergendo senza soluzione di continuità. Quando a Mueller viene fatto notare come il celibato possa non essere considerato un dogma di fede, il cardinale risponde che “non è una qualsiasi legge che può essere cambiata a piacimento”. Pure perché l’innovazione – stando al punto di vista del teologo – non è destinata ad influire sul “collasso morale” della Chiesa cattolica, cioè sulla drammatica situazione derivante dall’emersione di scandali legati agli abusi ai danni di minori o di adulti vulnerabili. Il problema per Mueller è un altro, ossia il mancato rispetto del sesto comandamento da parte di molti. Quello sugli atti impuri che non vanno commessi.

C’è spazio pure per altri “no”. Uno è diretto allo scisma, che sarebbe “contro la volontà di Gesù”. Un altro è riservato all’istituzione del diaconato femminile, che è un’altra delle riforme attorno cui si sta ragionando per i territori panamazzonici in Vaticano. Ma il passaggio più importante, quello più deciso, è forse quello in cui Mueller dice quanto segue: “Nessun Papa, né la maggioranza dei vescovi, possono cambiare dogmi della fede o leggi del diritto divino secondo i propri piaceri”. Se c’è una spinta rivoluzionaria, insomma, c’è anche una controspinta, che il cardinale Mueller sembra rappresentare alla perfezione. Tra le righe, però, c’è anche una sorta di monito diretto nei confronti dell’ex arcivescovo di Buenos Aires, che “deve riflettere su alcuni suoi adulatori”.

Quasi come a dire che il papato di Jorge Mario Bergoglio è minato dalle velleità dei progressisti e non dalla visione del mondo portata avanti dai conservatori.

il giornale.it

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