Sblocca-cantieri, primo sì. Fdi si avvicina al governo

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Schizza via dalla poltrona, il ministro Danilo Toninelli, quando vede sul tabellone illuminarsi di 142 lucine verdi.

È fatta. 94 sono rosse e 17 le bianche degli astenuti, i Fratelli d’Italia, che pur ritenendo «debole e insufficiente» il dl «sblocca cantieri», in questo modo segnalano la prudente marcia di avvicinamento verso il governo, una maggioranza «alternativa», ma ancora senza numeri sufficienti, senza Forza Italia.

Ma Toninelli vede il suo bicchiere mezzo pieno: la poltroncina è salva, e non vede l’ora di complimentarsi con relatore e compagni di partito. Essendo Toninelli finisce per credere sul serio di aver segnato un gran gol: il «giro di boa» che sfila il governo dalle ambasce (ora il provvedimento passerà alla Camera che lo deve approvare entro il 17 giugno) nonché lo strumento che «darà una grande mano all’occupazione», perché «verranno impiegati miliardi di euro, pagati dai cittadini, in tante opere pubbliche. Una legge importantissima che semplifica la burocrazia e rilancia la crescita, attivando o riattivando finalmente i lavori… commissariamo opere per 25 miliardi».

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Il sospirone di sollievo è giustificato, visto che il «sì» alla conversione in legge del decreto è arrivata solo ieri l’altro, grazie al primo accordo post-elettorale dei bellicosissimi alleati in gialloverde. E se Salvini sembra ancora molto prudente a considerarlo come il «cambio di passo» richiesto dal premier Conte («Vedremo, per ora siamo orgogliosi di offrire agli imprenditori e agli amministratori locali regole più semplici, efficaci e trasparenti»), Di Maio preferisce concentrarsi sugli aspetti tecnici della legge in fieri: «Il decreto sblocca cantieri fa una cosa molto ardita – spiega all’assemblea di Confcommercio -, d’ora in poi in Italia se c’è un cantiere che rallenta non bisogna fare una legge per nominare un commissario, ma creiamo una procedura straordinaria con una norma ordinaria per cui da ora in poi chiunque sarà al governo potrà scegliere una persona all’altezza, commissariare il cantiere e derogare ai cavilli burocratici che non consentono la consegna dell’opera in tempo». Le opposizioni hanno moltissimi dubbi sulla reale efficacia delle norme, giudicate «pessime» da Forza Italia, mentre per il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, si tratta piuttosto di un «blocca-Italia, un provvedimento di corto respiro, pasticciato e confuso per trovare una sintesi tra gli interessi di parte della Lega di Di Maio e il M5S di Salvini».

Ancora più negativo è il reiterato campanello d’allarme del presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, che continua a trovare assai pericolose molte delle norme introdotte dal decreto, che con le modifiche è diventato ancora più arduo da interpretare ed applicare. In particolare, Cantone si dichiara preoccupato per le modifiche al Codice degli appalti, «diventato da un giorno all’altro figlio di nessuno». Non solo: «Seppure opportunamente ridimensionata rispetto ai 200mila euro del testo originario, la previsione di una soglia abbastanza alta (150mila euro) entro la quale adottare una procedura molto semplificata (con la richiesta di soli tre preventivi) aumenta certamente il rischio di scelte arbitrarie, se non di fatti corruttivi». Il presidente Anac mette in luce come alcune opzioni siano troppo attente «all’idea del fare piuttosto che del fare bene». Troppa la deregulation, troppo pasticciata e, per questo, davvero «inaccettabile».

il giornale.it

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