Cassino, la festa per il Ramadan in piazza Benedetto XVI

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Si chiama piazza Benedetto XVI ed è dedicata al papa emerito, pure se il nome entrato in pianta stabile nel vocabolario dei cassinati, quello di uso diffuso, rimane campo Miranda, ma sono particolari di poco conto: importa che è lì, sulla piana che guarda all’Abbazia di Montecassino, matrice del cattolicesimo, del medioevalismo e della civiltà occidentale, che ha avuto luogo la festa di chiusura del ramadan.

Papa Francesco, nel 2014, ha disposto che la giurisdizione diocesana su quei luoghi passasse nella sfera di competenza del vescovo incaricato nella città martire. Questo non è rilevante rispetto a quanto accaduto questa mattina, ma magari il complesso significa qualcosa per i teorici della “Sottomissione”, come la chiamerebbe Michell Houllebecq.

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Sembra divenuta una prassi questa di ospitare il ramadan in prossimità o direttamente nei luoghi che, almeno da un punto di vista storico-culturale, appartengono a un’altra cultura e a un’altra confessione religiosa. Basti pensare al caso di Marzabotto. Raccontare di come siano state sollevate polemiche appare un esercizio di stile: è scontato. A Cassino, tra qualche giorno, si vota per il ballottaggio. Il candidato della coalizione di centrodestra Mario Abruzzese, sentito da IlGiornale.it, ha dichiarato che “quanto accaduto oggi in piazza Benedetto XVI non dovrà più accadere negli anni futuri”. Sempre l’esponente di Forza Italia si impegna sin da subito a “a trovare un giusto posto e una migliore allocazione per far svolgere regolarmente e sotto controllo questa manifestazione”. La parlamentare della Lega Francesca Gerardi ha postato su Facebook la foto che sta circolando sul web, con un commento più che esplicativo: “Cassino ora! A voi i commenti…”.

Il sociologo francese Régis Debray, all’interno di un pamphlet intitolato “Elogio delle frontiere”, che si pone l’obiettivo di rimarcare la necessità dei confini, ha scritto che “tutte le culture devono imparare a fare orecchie da mercante e a proteggersi mantenendo le distanze, perfino con un rifiuto di comprendere”.

Ecco, nel basso Lazio nessuno ha intenzione di respingere le persone di fede musulmana, ma Montecassino rappresenta quello che rappresenta. E in questo caso, tracciare un solco preciso non sembra un gesto tacciabile di populismo.

il giornale.it

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