I tagli alla sanità del M5s spaventano pure la Lega Si apre un nuovo fronte

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Conferme. Precisazioni. E un sottile braccio di ferro fra il ministro Giulia Grillo e il sottosegretario Luca Coletto.

Anche la riabilitazione divide Lega e Cinque stelle. L’inchiesta del Giornale sul decreto che circola da settimane, in bozza, fra gli addetti ai lavori, ha colpito nel segno. Grillo non parla, ma fonti del ministero confermano quanto pubblicato ieri: tutta la riabilitazione ortopedica viene declassata e scivola nella fascia B, quella che si risolve in un’ora di esercizi giornalieri contro le due di oggi. «Pensiamo sia giusto cosi – dicono a Roma – sessanta minuti quotidiani sono sufficienti non solo secondo noi, ma anche a giudizio di molte delle società scientifiche che abbiamo interpellato». Un ragionamento che Coletto, ex assessore della Regione Veneto, sembra affossare in tempo reale, sia pure con toni felpati: «La popolazione invecchia, la riabilitazione è sempre piùu importante, credo che il percorso debba essere condiviso con le regioni».

Sensibilità diverse. Stop e accelerazioni nel convulso momento elettorale. I tecnici del ministero però marciano dritti verso l’obiettivo: ridurre i servizi per risparmiare almeno un miliardo di euro. Dopo le urne il decreto «taglia riabilitazione» dovrebbe essere approvato e inviato alla Conferenza Stato-Regioni per le osservazioni finali. «Non sarà un gioco al massacro – ripetono a Roma – stiamo razionalizzando il sistema d’accordo con gli operatori del settore». Che però rilanciano l’allarme. Due le questioni aperte: appunto il dimezzamento dell’assistenza nel campo ortopedico e poi l’arretramento degli aiuti nel territorio difficile delle demenze e in particolare dell’Alzheimer, una piaga sociale con 600mila malati.

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Negli uffici guidati da Grillo confermano i sacrifici ma negano che sia in atto un ridimensionamento o peggio un azzeramento delle prestazioni a favore delle persone con disturbi della mente: «È falso, il paziente alzheimeriano potrà continuare con i 120 minuti giornalieri e il supporto degli psicologi». «Purtroppo in molti casi non sarà più così – replica Sandro Iannaccone, responsabile di tutte le riabilitazioni al San Raffaele di Milano e presidente dell’Arsop, l’associazione che riunisce i camici bianchi in prima linea nelle strutture private – nell’evenienza classica di rottura del femore, il paziente di Alzheimer avrà a disposizione solo un’ora contro le due di oggi. A quel punto le equipe multidisciplinari e gli psicologi non avranno più il tempo necessario nemmeno per sedersi davanti al malato».

Insomma, per l’Arsop la svolta in itinere è un passo indietro. Anzi, mette a repentaglio il difficile ritorno alla normalità dopo incidenti, traumi e l’impianto di protesi. Non solo. «In realtà – insiste Iannaccone – il Paese spenderà molto di più del miliardo che rimarrà nelle casse del ministero. Molti malati, non più seguiti con lo scrupolo di prima, resteranno fatalmente con invalidità più pesanti ed è facile immaginare che chiederanno pensioni di invalidità all’altezza dei loro handicap». Un problema ancora più acuto quando si affronta l’ Alzheimer. «L’Alzheimer si può riabilitare – aggiunge Iannaccone – ma ci vogliono equipe di specialisti». Che invece nel decreto Grillo farebbero la parte delle comparse.

Facile pronosticare procedimenti giudiziari a raffica per tutelare il diritto alla salute e alla cure. Come la causa pilota intentata dai genitori di una bambina toscana contro la Usl di Siena: la piccola potrà andare addirittura all’estero per la riabilitazione in camera iperbarica

il giornale.it

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