Falsi attestati a 6mila immigrati: permessi di soggiorno in regalo

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Falsificavano gli esami per concedere agli immigrati falsi attestati di conoscenza della lingua italiana, così da ottenere i permessi di soggiorno.

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Una maxi truffa che ha coinvolto più di 6mila stranieri e che ha fatto scattare cinque arresti per “corruzione, falsità ideologica, truffa, contraffazione di documenti e indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato”. Il tutto mentre la sinistra vorrebbe addirittura allargare le maglie della legge che regola la concessione della cittadinanza italiana agli extracomunitari. “Altro che ius soli e cittadinanze in regalo – mette in chiaro Matteo Salvini – in Italia servono regole, controlli e rispetto”.

Al centro del traffico criminoso di attestati c’erano due italiani, un marocchino e un tunisino. Producevano documenti falsi che venivano poi usati dagli immigrati per farsi rilasciare la carta di soggiorno per lungo periodo. Questa mattina, la polizia di Modena li ha arrestati tutti e quattro: uno è finito in carcere, mentre gli altri tre sono stati messi ai domiciliari. Su di loro pendono accuse pesantissime che vanno dalla corruzione alla truffa. L’attività di indagini dei poliziotti della squadra mobile, nella quale risultano indagate altre 25 persone, ha fatto luce su un sistema che faceva capo a “un centro di formazione linguistico” accreditato presso l’Università per Stranieri di Perugia che permetteva agli stranieri non in regola di conseguire, dopo aver sostenuto un esame, l’attestato di conoscenza della lingua italiana che serviva, appunto, a farsi rilasciare il permesso di soggiorno di lungo periodo. Esame che, attraverso le telecamere installate dai poliziotti della squadra mobile, si è dimostrato essere assolutamente fittizio visto che gli stranieri venivano forniti delle risposte già compilate da cui copiare o comunque venivano aiutati dalla commissione compiacente.

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Il giro di affari, sgominato in queste ore, ha coinvolto più di seimila stranieri nelle sedi d’esame sparse in varie città del nord Italia. Dalla Lombardia al Veneto, passando per il Trentino-Alto Adige e l’Emilia Romagna, gli immigrati potevano richiere e ricevere, pur non ricorrendone i requisiti, l’ambito certificato Celi (Certificato di lingua italiana) da cui è derivato il nome dell’operazione di polizia. Ovviamente all’organizzazione versavano svariate centinaia di euro per poter passare l’esame senza problemi.

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