L’armata buonista tifa Ong: ecco il manifesto pro-migranti

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Il vizio della raccolta firme non l’hanno mai perso. “Non non stiamo con Salvini“, titolò Rolling Stone il manifesto firmato da intellettuali, artisti e uomini dello spettacolo.

Lo stesso (più o meno) accade oggi. Cambia solo il titolo, forse alcuni firmatari (ma non tutti) e l’occasione di cronaca. Ma la sostanza è sempre la stessa: una sorta di armata dell’accoglienza che si oppone alla limitazione delle migrazioni e che non vuole “essere complice di questa strage”.

L’ultimo appello (dal titolo “Non siamo pesci“) è stato pubblicato sull’Huffington Post nel blog di Luigi Manconi. Tra i firmatari Roberto Benigni, Sandro Veronesi, Massimo Cacciari, Gad Lerner, Paolo Virzì e l’immancabile Roberto Saviano. Poi altri ancora. Contestano la decisione di affidare a Tripoli il recupero di 100 migranti in naufragio, ricordano i 117 immigrati deceduti al largo della Libia e attaccano la decisione del governo di non far sbarcare i 47 migranti a bordo della Sea Watch, bloccata per ora di fronte al porto di Siracusa.

“Ciò che emerge – si legge – è il deprezzamento del senso e del valore della vita umana. Sea Watch, va ricordato, è l’unica Ong oggi presente nel Mar Mediterraneo, ormai privo di qualsiasi presidio sanitario, di soccorso e di protezione dei naufraghi. Altro che fattore di attrazione per i flussi migratori, altro che ‘alleati degli scafisti’ o ‘taxi del mare’: le navi umanitarie, le poche rimaste, salvano l’onore di un’Europa che dà il peggio di sé e si mostra incapace persino di provare vergogna”.

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L’intenzione è quella di “dare voce a un’opinione pubblica” che secondo loro “esiste” (sarà minoritaria?) e che chiede “di ripristinare il rispetto delle leggi e delle convenzioni internazionali, e soprattutto del senso della giustizia”. Vogliono spingere il governo a permettere ad Ong e navi militari di riprendere le attività Sar come in passato, quando sbarcavano centinaia di migliaia di immigrati all’anno.

Inutile dire che Salvini non intende fare passi indietro. “Non vediamo l’ora di farli arrivare, sani e salvi, in altri Paesi europei – ribadisce il vicepremier leghista – in Italia non c’è spazio”. La linea del Viminale è questa: i migranti devono essere soccorsi dalla Libia e poi tornare a Tripoli. E se le Ong si mettono in mezzo, non potranno sbarcare in Italia.

I firmatari pretendono “chiarezza sul comportamento e sulle responsabilità della guardia costiera libica” e di rendere pubblici i documenti sull’ultimo naufragio. “Chiediamo al Parlamento – si legge nel manifesto – di istituire una commissione di inchiesta sulle stragi nel Mediterraneo e di realizzare una missione in Libia. Chiediamo inoltre al governo di offrire un porto sicuro in Italia alla Sea Watch, che sabato scorso ha salvato 47 persone, senza che si ripeta l’odissea vissuta a fine dicembre davanti a Malta”.

Intanto anche il Pd inizia la sua battaglia contro il governo e il ministro dell’Interno Salvini. “Facciamo nostro l’appello lanciato da Luigi Manconi col manifesto ‘Non siamo pesci’ – dice Graziano Delrio, capogruppo Pd alla Camera – e chiediamo al Parlamento di istituire una Commissione di inchiesta sulle stragi nel Mediterraneo. Già dalla prossima settimana depositeremo la proposta di legge per l’istituzione della Commissione”. E ancora: “Di fronte alla tragedia che in questi giorni si sta consumando nelle acque del Mediterraneo – insiste il piddino – speriamo che nessuna forza politica si tiri fuori da una analisi seria delle cause, che il governo non si limiti alle lacrime di coccodrillo e che si smetta di insultare le Ong”.

il giornale.it

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