Da Porta Nuova alla Sardegna: tutti gli affari del Qatar in Italia

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Piccolo e ricchissimo emirato con le tasche stracolme dei frutti della rendita petrolifera e delle esportazioni di gas naturale, il Qatar rappresenta una vera e propria potenza finanziaria globale grazie alle capacità di investimento del suo fondo sovrano, il Qatar Investment Authority, da 335 miliardi di euro.

Da Harrods allo sbarco a Porta Nuova

Dopo aver, negli anni scorsi, concentrato le sue operazioni soprattutto in Francia (ove ha acquisito quote di Vivendi, Air Liquide, Engie, Vinci, Orange, Veolia e la squadra di calcio del Paris Saint Germain) e nel Regno Unito (in cui ha comprato quote della London Stock Exchange, Barclays e Sainsbury e l’intera proprietà di Harrods), il Qia ha progressivamente ampliato le sue attività nel nostro Paese.

Il Qatar si fece conoscere in Italia nel 2015, quando con un investimento da 2 miliardi di euro acquisì la proprietà dei grattacieli del nuovo quartiere milanese di Porta Nuovacontribuendo,secondo Massimo Fini, notoriamente critico del progetto, a salvare la giunta meneghina da un insuccesso per la scarsa appetibilità residenziale di un’area dal costo della vita estremamente alto.

L’interesse del Qatar in Italia e il ruolo di Salzano

Ma era solo l’inizio. Da allora il Qatar ha individuato nell’Italia un’eccellente opportunità d’investimento, accelerando la sua presenza dopo l’inizio delle tensioni geopolitiche con i suoi vicini regionali capitanati dall’Arabia Saudita, che ha tentato di isolare Doha attraverso un vero e proprio embargo e una chiusura ermetica dei confini. Avvicinarsi all’Italia, per Doha, significa inoltre venire a patti con uno dei principali alleati degli Stati Uniti in Europa, in una fase in cui l’amministrazione Trump spinge fortemente per il sostegno a Riad, e con un Paese fortemente impegnato nello scenario libico, su cui il Qatar ha un occhio di riguardo.

Protagonista diplomatico della partita tra Roma e Doha è il giovane ambasciatore italiano in Qatar Pasquale Salzano, che a fine maggio, secondo indiscrezioni, sarebbe stato considerato da Luigi Di Maio come un’ideale scelta per la Farnesina. Salzano, 45 anni, ha parlato in un’intervista al Messaggero dei frutti del crescente interesse qatariota per l’Italia, sottolineando inoltre le opportunità che si profilano nei prossimi anni nel piccolo emirato.

“L’importanza strategica del Qatar per il mondo, l’Europa e l’Italia – ha detto Salzano – deriva dall’affidabilità come primo esportatore al mondo di gas liquido, dalla capacità di garantire diversificazione energetica e sicurezza dell’approvvigionamento, e dai suoi obiettivi di sviluppo sostenibile e diversificazione economica. Enormi le opportunità per le imprese italiane”. Dopo l’embargo saudita, il Qatar ha visto nel multilateralismo la scelta migliore per rompere il suo isolamento.

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Il fondo sovrano del Qatar in azione

In questo contesto, i capitali qatarioti in cerca di impiego avrebbero potuto trovare poche destinazioni migliori dell’Italia. “I fondamentali dell’ economia italiana sono positivi e questo è valutato attentamente, tanto che il Fondo sovrano guarda con interesse a investire in quote azionarie di grandi e solide aziende italiane specie nel settore immobiliare, nei grandi alberghi dalla Costa Smeralda a Milano, nel lusso con Valentino e altri marchi, e soprattutto con Air Italy, ex Meridiana, e l’Ospedale di Olbia. Il piano industriale di Qatar Airways per Air Italy prevede nei prossimi 5 anni un aumento di 10mila unità di occupazione diretta e indiretta e il passaggio da 12 a 50 aeromobili”, mentre nella città della Gallura il Qatar ha di fatto la convergenza tra i suoi investimenti nel settore del turismo in Sardegna e l’ambizioso piano dell’ospedale Mater Olbia.

Come sottolinea il Sole 24 Oreil 7 gennaio entrerà in azione il nuovo ospedale che “coincide con l’ultimo tassello di un cammino durato trent’anni”, da quando il sindaco di Olbia Gianpiero Scanu pensò con insistenza a un polo di cura per la sua città. Nei prossimi dieci anni, il Qatar valorizzerà questa struttura importante, che secondo Scanu “vale, una volta avviato l’intero sistema, tra diretto e indotto vale almeno duemila posti di lavoro”, con investimenti complessivi da 1,2 miliardi di euro.

Il grande business dei Mondiali del 2022

Il mercato qatariota, al contempo, si prepara a un incremento di rilevanza in vista dei Mondiali di calcio del 2022. Doha ha previsto uno stanziamento complessivo da 200 miliardi di euro, destinato ad essere impegnato in infrastrutture di ultimissima generazione che si stanno ultimando anche grazie al lavoro delle imprese italiane in metropolitane, strade e stadi.

“Ma ci sono altri impegni di spesa previsti nei prossimi mesi, specie nel campo dei servizi e dell’ospitalità in cui l’Italia può avere una parte di rilievo”, sottolinea Salzano, ricordando che Doha “si sta aprendo a una legislazione di accoglienza e facilitazione delle attività d’ impresa anche attraverso free zone. E il regime di tassazione è praticamente nullo”. L’apertura di Doha al multilateralismo potrebbe migliorare le condizioni lavorative nel Paese e, soprattutto, rendere più umano lo status dei lavoratori stranieri morti a centinaia nella realizzazione delle infrastrutture per la competizione invernale del 2022

Le incognite sul Qatar

Il versante politico, in ogni caso, è da tenere in conto. I miliardi del Qia non possono far scordare la natura statuale del Qatar, Paese non meno intollerante e non meno autoritario della vicina Arabia Saudita, legato a doppio filo con la Fratellanza musulmana.

Come scrivevamo di recente commentando i rischi connessi alla visita del ministro Matteo Salvini nell’emirato, ” nel disegno di legge proposto dalla Lega e intitolato Disposizioni concernenti il finanziamento e la realizzazione di edifici destinatii all’esercizio dei culti ammessi si mette in guardia dai quattrini che provengono dall’estero, in particolare dal Medio Oriente, per costruire moschee in Italia”, tra cui ha una rilevanza preponderante la Qatar Charity Foundation, che destina in media al nostro Paese circa sei milioni di euro ogni anno.

E per quanto riguarda la Libia, il Qatar ha riscontrato successi a Tripoli e Misurata con i Fratelli musulmani e gli islamisti, ma nel resto del Paese non è ben visto. Parlando ai nostri microfoni, il figlio della capo della tribù libica di Tebu, Abu Bakir, ha criticato il riavvicinamento dell’Italia al Paese. “Salvini dice che lavorerà con il Qatar per portare la pace in Libia, ma questo è lo stesso Paese che ci ha portato la guerra. La scelta di Salvini è stata particolarmente dolorosa per noi nel sud, dove il Qatar ha avuto un influenza catastrofica”. Elementi da tenere d’occhio nel momento in cui da una partnership economica in via di sviluppo si vorrà passare a una cooperazione politica: l’Italia deve stare attenta a non sacrificare una strategia multilaterale in via di sviluppo per una manciata di miliardi di investimenti diretti.

il giornale.it

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