Conte va a cena da Juncker: al via le trattative con la Ue

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Dopo la bocciatura, parte la mediazione. Giuseppe Conte è volato questa sera a Bruxelles per una cena con Jean-Claude Juncker in cui si discuerà della manovra economica e della – ormai scontata – apertura di una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per debito eccessivo.

La palla è ora in mano al Consiglio europeo, ma il premier tenta la strada del dialogo per rimandare il più possibile il momento in cui l’Europa avvierà la procedura. “Non litighiamo, we are friends (siamo amici)”, ha detto Conte stringendo la mano del presidente della Commissione Ue prima del vertice. Con loro ci sono il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, il vicepresidente della Commissione con delega all’Euro e alla Stabilità finanziaria, Valdis Dombrovskis, e il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici.

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L’obiettivo è quello di negoziare a oltranza senza toccare le riforme. E senza toccare – il governo lo ribadisce da giorni – la stima del deficit al 2,4% del pil nel 2019. Il piano sarebbe quello di chiedere più tempo possibile, una sorta di moratoria di sei mesi prima che arrivino le sanzioni. Sperando così di avere già i primi effetti della manovra sulla crescita e di convincere così l’Unione europea della bontà dei provvedimenti messi in piedi dall’esecutivo. A cui si aggiungono un monitoraggio trimestrale delle misure, le privatizzazioni e l’attuazione ritardata di alcune riforme (quota 100 in primis).

Il dialogo resta aperto, insomma. Anche per volontà di Bruxelles. Ma la strada è ancora in salita: oltre che la Commissione, Conte e Tria dovranno convincere soprattutto i leader degli altri Paesi membri.

Al momento però il calendario resta lo stesso: verso fine dicembre la Commissione dovrebbe approvare ufficialmente la proposta per l’apertura di una procedura sul debito. A quel punto l’Italia avrà qualche giorno per cambiare rotta, altrimenti – a gennaio – il dossier verrà passato all’Ecofin per il via libera finale. Se la strategia di Conte avrà effetto, le sanzioni dovrebbero quindi arrivare non prima della metà dell’anno. E con le Europee di mezzo, il governo spera in un approccio più soft da parte dell’Ue, che non vorrà rinfocolare le spinte euroscettiche in campagna elettorale.

IL GIORNALE.IT

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