Padoan lancia l’ipotesi di una grande coalizione

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“Io mi chiedo se al di là della voglia di mostrare i muscoli, il governo abbia mai avuto una strategia chiara, a meno che – spero non sia così – la strategia fosse chiara dall’ inizio: quella dello sfascio.

Con diverse varianti, compresa l’ uscita dall’ euro, un obiettivo richiamato da alcune dichiarazioni”. Così parla l’ex ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, in un’intervista rilasciata a La Stampa nel giorno del giudizio, ossia dell’ormai scontata bocciatura della manovra da parte di Bruxelles.

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​”Sin dall’ inizio il governo italiano ha messo in chiaro che non voleva arrivare ad un risultato concordato, ma voleva forzare la mano”, attacca Padoan secondo cui “il vero problema non era tanto il 2,4 per cento, ma semmai il sentiero che il governo avrebbe dovuto imboccare per l’ aggiustamento strutturale. Ma questo obiettivo è stato tolto dal tavolo”. Secondo Padoan il governo gialloverde sbaglia a scommettere sul fatto che, dopo le Europeee, ci sarà una Commissione europea disposta a cambiare le regole. Una scommessa basata sull’idea errata “che un’ Italia sovranista possa trovare alleati tra gli altri sovranisti in Europa”“Gli alleati sovranisti – spiega l’ex ministro – perseguono il proprio interesse nazionale che in questo caso non è quello di aiutare l’ indisciplina fiscale in Italia”. Il rischio è sempre quello che arrivi il cosiddetto “Cigno nero” che stavolta sarebbe stato “fabbricato in casa”. “E se il governo non ce la facesse, – dice ancora Padoan – ci sono tre soluzioni, almeno in teoria: una nuova maggioranza, magari modello grossa coalizione; elezioni anticipate; un governo tecnico, che ripeterebbe il quadro del 2011”. Rispetto a sette anni fa, però “l’ Italia è isolata e quindi la benevolenza è più bassa di allora”. Per quanto riguarda le possibili sanzioni che potrebbero arrivare da Bruxelles, Padoan spiega che la peggiore potrebbe essere quella sul debito: “In questi anni, poiché l’ Italia è stata sempre ben aldilà del famoso 60 per cento, la procedura di infrazione sul debito poteva essere aperta in qualunque istante. Solo che, d’ accordo con la Commissione, di volta in volta si valutava se valessero i fattori rilevanti, come le riforme strutturali ma anche il fatto che il Paese rispettava gli obblighi comunitari per quanto riguarda il deficit” conclude Padoan.

il giornale.it
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