Emergenza ospedali: “Mancano migliaia di medici e infermieri”

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Mancano all’appello 4724 infermieri, oltre 2mila medici ospedalieri andranno in pensione nei prossimi mesi. Le corsie rischiano il collasso se non si interverrà subito per coprire il turn over.

Chiede «un confronto urgente con il Governo – la mozione di Luca Del Gobbo di Noi per l’Italia votata all’unanimità dal Consiglio regionale – per ottenere lo sblocco delle assunzioni nei reparti di emergenza-urgenza della aziende socio sanitarie territoriali. Vediamo i nostri Pronto soccorso con una dotazione di personale al di sotto delle necessità». Secondo i dati raccolti dalla Società italiana della Medicina emergenza-urgenza, i medici di pronto soccorso effettuano, all’anno, 4,5 milioni di visite in più rispetto agli standard delle società scientifiche.

«Un confronto urgente con il Governo per ottenere lo sblocco delle assunzioni nei reparti di emergenza-urgenza della Aziende socio sanitarie territoriali: questo chiediamo al presidente della Regione Attilio Fontana per rimediare ad una situazione che, anche in Lombardia, vede i nostri Pronto soccorso con una dotazione di personale al di sotto delle necessità. Non possiamo più permetterlo. La qualità dei nostri servizi di cura, specie nelle emergenze, deve restare alta».

La richiesta della mozione votata all’unanimità dal consiglio regionale, promossa dal consigliere di Noi con l’Italia, Luca Del Gobbo. Nel mirino la carenza di personale medico e infermieristico nei reparti di emergenza urgenza nelle strutture pubbliche italiane, in particolare lombarde. A parlare sono i numeri: secondo i dati raccolti dalla Società italiana della Medicina emergenza-urgenza, i medici di pronto soccorso effettuano, all’anno, 4 milioni e mezzo di visite in più rispetto agli standard definiti dalle società scientifiche: «Così si supera il normale carico di lavoro di professionisti che, seppur preparati e dediti alla loro missione, rischiano un sovraccarico che danneggia loro e i pazienti in cura» riflette Del Gobbo.

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Nei prossimi mesi solo nella nostra regione andranno in pensione circa 2mila medici ospedalieri, ma saranno disponibili a sostituirli soltanto un migliaio di giovani professionisti. Un dato che non solo aggrava il problema delle liste di attesa nelle strutture pubbliche, ma che rischia di minare anche gli standard qualitativi per cui la nostra regione è rinomata in tutto il paese. Non meno grave il quadro legato agli infermieri. Secondo la Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche (Fnopi) dal 2009 ogni anno in Italia si «perdono» in media tra i 2.500 e 4.500 infermieri. In Lombardia, stando sempre ai dati aggiornati a settembre della Fnopi mancano all’appello addirittura 4.724 infermieri.

Cosa fare? Il federalismo differenziato permette di venire incontro alle esigenze del territorio. Chiediamo al governo, il testo della mozione, che le regioni che hanno i bilanci in attivo abbiamo la possibilità di sbloccare le assunzioni per coprire il blocco del turn over. Si chiede quindi che i trasferimenti debbano trovare primaria collocazione nel sistema sanitario regionale. «Dobbiamo sfruttare – precisa Del Gobbo – l’opportunità del tavolo di confronto Stato-Regioni sull’attuazione dell’articolo 116 della Costituzione, da cui nascerà il percorso per una maggiore autonomia in alcune cruciali materie, tra cui la sanità». In particolare, Del Gobbo ricorda che si sta lavorando per «rendere autonoma la Lombardia in merito al numero dei posti dei corsi di formazione per i medici di Medicina Generale e di accesso alle scuole di specializzazione

Niente di nuovo per l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera che da oltre un anno, da quando è iniziato il percorso verso l’autonomia, cerca di fare pressing sul governo perché venga modificato il tetto al numero di medici assegnati per ogni regione. Con la modifica dell’articolo 116, che dovrebbe, almeno secondo gli annunci ufficiali essere approvata dal Consiglio dei Ministri entro fine anno, si dovrebbero almeno portare a casa nell’immediato due risultati concreti: la possibilità di sforare il Patto di Stabilità per le regioni virtuose, Lombardia in testa e quindi poter lanciare i concorsi, per coprire almeno il turn over. E l’opportunità di assumere anche gli specializzandi all’ultimo anno in corsia.

IL GIORNALE.IT
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