L’Onu adesso minaccia l’Italia: ​”Dl Sicurezza? Vi monitoriamo”

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L’Onu si immischia ancora negli affari italiani.

E lo fa attaccando a viso aperto il dl Sicurezza voluto e scritto dal ministro dell’InternoMatteo Salvini. Il decreto sta già facendo traballare il governo, con la folta truppa di inossidabili grillini pronti a non votare il testo così come partorito dal Viminale e dalla Commissione. E mentre il governo pensa a imporre la fiducia per blindare la norma, l’Unhcr sostiene che il dl “in materia di protezione internazionale e immigrazuione e sicurezza pubblica” rischia di ledere i diritti dei richiedenti asilo e dei rifugiati.

“Come già esplicitato nelle osservazioni e raccomandazioni dettagliate inviate al Governo e al Parlamento nelle ultime settimane – si legge nella nota diffusa dall’organizzazione dell’Onu – l’Unhcr intravede un rischio in particolare rispetto alle nuove misure relativi alla detenzione amministrativa in attesa dell’identificazione o dell’espulsione, le cosiddette procedure accelerate alla frontiera, e le domande d’asilo reiterate”.

Insomma: quasi tutti. Il motivo? I provvedimenti ideati da Salvini “non forniscono garanzie adeguate, soprattutto per le persone vulnerabili e quelle con esigenze particolari, come per esempio le persone che hanno subito abusi e torture”. L’Unhcr sottolinea poi che ai richiedenti asilo (ricordiamolo: solo nel 20% dei casi ottiene una forma di protezione internazionale) devono essere garantiti gli standard e i servizi nei centri di accoglienza perché “ospiteranno tutti i richiedenti asilo (tranne i minori non accompagnati) per l’intera durata della procedura d’asilo”. Lamenta che questo sono posti in zone lontane dai “servizi di base”, come se a crearli fosse stato il dl Sicurezza. E invece il quadro disegnato dall’Onu è il prodotto del sistema di accoglienza pensato e ideato dai governi (di sinistra) che si sono susseguiti dal 2014 ad oggi.

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L’Unhcr critica inoltre il ridimensionamento del sistema Sprar compreso nel dl Sicurezza e “raccomanda che gli standard nel sistema di seconda accoglienza per i beneficiari di protezione internazionale, casi speciali e minori non accompagnati siano conservati”. Legittimo, per carità. L’Onu definisce l’ex Sprar “un modello di buone pratiche di integrazione, ed è nell’interesse non solo dei rifugiati ma anche delle comunità che li ospitano che questo sia mantenuto”. Non tutti la pensano così.

Diverso invece il discorso per quanto riguarda uno dei cardini del decreto di Salvini. Ovverto l’abolizione della protezione umanitaria a vantaggio di permessi per “casi speciali” più dettagliati del precedente documento, che veniva utilizzato con particolare facilità dalle Commissioni territoriali per concedere un paio di anni di documenti ai richiedenti asilo. Per ora l’Unhcr “prende atto dell’intenzione del Governo di regolamentare la protezione umanitaria”, ma si aspetta “un approccio aperto all’applicazione delle nuove norme per garantire un sostegno alle persone più vulnerabili”.

Attesa che si tradurrà in una sorta di controllo del Belpaese. L’Unhcr promette infatti che “monitorerà attentamente l’impatto dei nuovi provvedimenti sulle persone sotto il suo mandato”. Il motivo? Molti richiedenti asilo, rifugiati e apolidi in tutto il Paese sarebbero “preoccupati per l’impatto negativo dei nuovi provvedimenti sulla loro situazione individuale”.

IL GIORNALE.IT
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