Il “fascistometro” della Murgia? Una schedatura per “rubarci” i dati

Il sondaggio di Michela Murgia su L’Espresso, il cosiddetto “fascistometro“, è diventato virale.

Non si sa quanti abbiano votato. Ma sicuramente si sa che è stato un successo. 65 domande che serviva a comprendere il “livello di fascismo” dell’utente. Ma erano evidentemente domande fatte apposta per parlare di attualità, che nulla avevano con il fascismo storico. Tra gender, migranti e populismo, il sondaggio era soprattutto una schedatura per gli elettori giallo-verdi.

Tutto quanto con uno scopo preciso: pubblicizzare il libro in uscita della stessa Murgia. Ma anche un altro, più nascosto, ma molto rilevante e scoperto da Antonio Grizzuti per La Verità. Compilando il sondaggio infatti, “gli utenti hanno fornito dati preziosi sia al gestore del sondaggio (Surveymonkey, una società specializzata nel settore), che al suo ideatore (la Murgia, appunto). Leggendo le politiche sulla privacy presenti sul sito aziendale, infatti, si scopre che per ogni persona che compila il sondaggio, Surveymonkey raccoglie una cospicua quantità di informazioni. Si va dai semplici elementi di contatto (ad esempio, l’ indirizzo email), ai dati del browser, all’indirizzo Ip (che permette di geolocalizzare l’ utente)“.

Insomma, un sondaggio, certo: ma anche una chiave per entrare nella privacy delle persone. E la Murgia, insieme al suo folle “fascistometro”, ha anche schedati tutti quelli che l’hanno fatto. Meglio starne alla larga dunque. Non solo per l’inutilità delle domande, ma anche per la sua pericolosità.

IL GIORNALE.IT

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