Dl Sicurezza, la rivoluzione: niente asilo se entri in Italia da irregolare

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Il dl Sicurezza di Matteo Salvini è stato approvato dal Conisglio dei ministri e ora lo attende la prova del Parlamento.

Il pugno duro del ministro dell’Interno, sopratutto dal lato dell’immigrazione, ha fatto storcere il naso a molti, anche all’interno della maggioranza di governo. Non è un mistero l’opposizione di Roberto Fico ad alcune misure e tutta la truppa di parlamentari a lui fedeli potrebbero pensare a qualche sgambetto. Il comandante De Falco, per dirne una, ha fatto capire chiaramente chenon ritirerà le sue proposte di modifica al provvedimento.

Lo stesso Salvini si era detto pronto a modifiche migliorative in Parlamento, ma ha chiuso la porta a stravolgimenti. “I capisaldi di questo decreto rimangono tali – ha spiegato il leghista Molteni – l’articolo 1, l’articolo 10 e l’articolo 12, che sono gli elementi cardine del provvedimento, tali sono e tali rimarranno”. Il M5S è avvisato: prima aveva presentato ben 81 emendamenti, poi un braccio di ferro con i colleghi di governo ha convinto il Movimento a ritirarli quasi tutti. Ma le soprese sono sempre dietro l’angolo.

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Intanto, però, gli emendamenti presentati al decreto arrivano soprattutto dal governo e dalla Lega. L’ultimo in ordine di tempo potrebbe risultare una vera e propria rivoluzione. Il testo è stato depositato dal governo in commissione Affari costituzionali al Senato e prevede che se uno straniero si introduce illegalmente in Italia o vi rimane senza aver fatto richiesta d’asilo con tempestività, la sua domanda è considerata in automatico ‘infondata’ e quindi può essere rigettata.

L’intenzione governativa è quella di riformulare i criteri per cui una “domanda di asilo” risulta “manifestamente infondata”. Fra questi motivi – si legge nell’emendamento – ci sono: i casi in cui il migrante abbia “sollevato esclusivamente questioni” non attinenti ai “presupposti per il riconoscimento della protezione internazionale”; abbia rilasciato dichiarazioni “contraddittorie o incoerenti”; abbia “indotto in errore le autorità” con dati falsi sulla propria identità; provenga da stati inseriti nella lista dei “paesi sicuri”; si sia rifiutato di farsi prendere le impronte digitali.

Un altro emendamento, emerso nei giorni scorsi, riguarda invece proprio la formazione di una lista di “Paesi sicuri“: chi proviene da uno di questi Stati, se passasse la modifica al dl, dovrebbe presentare le “prove” di non poter tornare nel suo Paese a causa di minacce alla sua incolumità.

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