La Merkel non rispetta i patti e non si prende più i migranti

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Il tema dell’immigrazione è un tema da sempre molto caro e caldo, ma da quando Matteo Salvini è al governo “l’aria è cambiata”.

Il vice premier leghista lo ha detto in tutte le salse e in più occasioni. Lo ha dimostrato coi fatti e coi numeri (il numero di sbarchi è diminuito dell’80% e anche i migranti nei centri di accoglienza sono molti meno). Ma in tutti questi dati, c’è un dato che al vice premier leghista non va giù. Quale? Alcuni immigrati – per la precisione 115 – soccorsi in mare attendono da mesi in Italia e a Malta di essere ricollocati (come promesso) in Germania.

La Germania, quindi, ancora una volta ha lanciato il sasso (come se avessero detto: “Liprendiamo noi, fateli sbarcare”) e poi ha nascosto la mano (immaginiamo un: “Rimanete dove siete sbarcati: qui non vi vogliamo”). E quando diciamo Germania, diciamo Angela Merkel. Da sempre a favore dell’accoglienza, quando deve accogliere scappa via. E le conclusioni di un’indagine parlamentare presentata dal partito di sinistra Die Linke lo dimostrano chiaramente.

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Il documento redatto dal parlamento tedesco indica che i 115 migranti, sbarcati in Italia e a Malta dopo la promessa di ricollocamento in altri Stati Ue, rimangono ancora in attesa di trasferimento. La questione riguarda 50 persone salvate nel Mediterraneo da due navi militari il 13 luglio e condotte in Sicilia e altre 65 persone soccorse dalla nave Aquarius il 10 agosto e portate a Malta. Secondo il governo tedesco, prima del trasferimento in Germania, i migranti avrebbero dovuto essere esaminati dal punto di vista medico, registrati e interrogati. Ma di tutto questo non è successo proprio un bel nulla.

Ma non finisce qui. Perché l’indagine indica che i migranti avrebbero dovuto essere sottoposti anche ad un esame da parte dei servizi di intelligence tedeschi. Solo dopo il completamento di queste procedure, quindi, l’agenzia federale tedesca per i rifugiati (Bamf) avrebbe provveduto al coordinamento del trasferimento. Traferimento mai avvenuto e ora sono nel nostro Paese.

Ulla Jelpke, portavoce del gruppo parlamentare di Die Linke, ha chiesto al governo tedesco che alle promesse facciano seguito azioni rapide: “Non c’è nessuna ragione plausibile per rinviare il loro rientro a causa di misure burocratiche”. E lo chiede anche l’Italia.

IL GIORNALE.IT

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