Lotta ai finti poveri, irregolari 6 domande di esenzione su 10

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Su 8.847 persone controllate, 5.435 non sono in regola per accedere alle agevolazioni. Si tratta di sei soggetti ogni dieci.

È quanto emerso dalle verifiche effettuate dalla guardia di finanza nel 2018 sui beneficiari di prestazioni sociali agevolate ed esenzione dei ticket sanitari.

Un dato che crea non poche preoccupazioni in vista del reddito di cittadinanza e che ha mosso gli esponenti del governo a garantire che saranno effettuati maggiori controlli e sanzioni contro i “furbetti”. Dal ministro dell’Economia Giovanni Tria è giunta la proposta di un “piano anti-abusi”.

I dati riportati dal Sole 24 ore evidenziano come le criticità maggiori si registrano riguardo all’esenzione dei ticket, dove le irregolarità raggiungono il 90%. Migliore è la situazione inerente alle prestazioni sociali agevolate. Grazie al nuovo Isee, infatti, sono previsti dei controlli preliminari sulle informazioni dichiarate dai cittadini da parte di Inps e Agenzia delle Entrate.

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I controlli che verranno effettuati per l’assegnazione del reddito di cittadinanza, per il momento, restano un’incognita. Nella nota di aggiornamento al Def infatti non è stato citato l’indicatore di criterio d’accesso che verrà definito in un successivo disegno di legge.

Le verifiche, secondo quanto annunciato dal sottosegretario all’Economia Laura Castelli, potrebbero essere effettuate tramite incrocio di banche dati, soluzione che potrebbe essere efficace, ma che è comunque soggetta al vaglio della privacy e che sarebbe comunque inutile contro chi incassa redditi in nero e fa la spesa in contanti.

Durante un question time al Senato, il vicepremier Luigi Di Maio ha garantito che le sanzioni per chi tenterà di incassare il reddito di cittadinanza truffando, saranno rigidissime e si rischiano fino a 6 anni di carcere.

L’attuale normativa prevede per chi imbroglia al fine di ottenere benefici assistenziali, la reclusione da 6 mesi a 3 anni e la multa da 51 a 1.032 euro. Se il danneggiato è lo Stato o un ente pubblico, la pena sale da uno a cinque anni di carcere e multa da 309 a 1.549 euro.

IL GIORNALE.IT

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