BECCHI: LE RESPONSABILITÀ DEL PD NEL CROLLO DEL PONTE

Siamo proprio sicuri che nel crollo del ponte Morandi non ci siano anche responsabilità politiche? Le condizioni di grave pericolo in cui versava il ponte erano note da tempo, ribadite dal senatore del gruppo misto Maurizio Rossi che, nel 2015 e nel 2016, aveva presentato due interrogazioni parlamentari al governo proprio sulla pericolosità di quel ponte. La prima interrogazione è del 20 ottobre 2015, la seconda del 28 aprile 2016.

Chi c’era allora al governo? Matteo Renzi. E Graziano Delrio all’epoca era ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Vediamo nel dettaglio cosa Rossi denunciava nelle due interrogazioni parlamentari. Nella prima evidenziava che «sul nodo autostradale di Genova è noto il grave problema del ponte Morandi che attraversa la città e del quale non si conosce la sicurezza nel tempo […]», chiedendo chiarimenti al governo sulla messa in sicurezza del ponte stesso.

LE DUE DENUNCE

Nella seconda era ancora più esplicito perché poneva l’accento sul «preoccupante cedimento dei giunti», situazione per cui il senatore richiedeva una immediata e straordinaria opera di manutenzione.

La risposta di Delrio è stata inequivocabile: il nulla, infatti nulla di concreto ha detto o è stato fatto e quattro giorni fa il ponte si è schiantato al suolo provocando 39 morti (numero purtroppo ancora non definitivo). Delrio, e in generale tutto il governo Renzi, quindi il Pd, sono almeno politicamente corresponsabili di quello che è successo.

Per questo chiediamo di istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta che faccia chiarezza a 360 gradi sui fatti di Genova, dinanzi alla quale Delrio dovrebbe spiegare ai rappresentanti del popolo italiano perché ha – nei fatti – ignorato le due interrogazioni di Rossi.

Ma ci sono altre cose che vanno chiarite. Delrio si è dato da fare anche per prorogare la concessione in favore di Autostrade SpA (controllata da Atlantia, cioè dalla famiglia Benetton), in barba a tutte le regole di concorrenza, dal 2038 (data di scadenza già prevista) al 2042, senza che ciò apparisse un «aiuto di Stato». Ci sono al riguardo i documenti ufficiali della Ue, basta leggerli.

La Commissione dovrà però fare anche un passo indietro e tornare al 1999, anno in cui si è realizzata la privatizzazione delle Autostrade. A Palazzo Chigi c’era Massimo D’Alema. La privatizzazione avvenne in modo illegale, in palese violazione dell’art. 1 bis della Legge n. 474/1994, la quale prevedeva che – per privatizzare imprese operanti in servizi di pubblica utilità – fosse necessario anzitutto istituire un regolatore (Autorità) indipendente per la determinazione delle tariffe e il controllo della qualità. Per Enel e Telecom fu istituita, per Autostrade no.

IL CASO LETTA

Dulcis in fundo. Aprile 2013, nasce il governo Letta, sottosegretario ai beni culturali viene nominata Simonetta Giordani, ex responsabile dei rapporti istituzionali della Wind e successivamente responsabile dei rapporti istituzionali e sostenibilità del Gruppo Atlantia. Una coincidenza, verrebbe da pensare. Certo, se non fosse che – nel 2017 – Enrico Letta entra, guarda caso, nel CdA di Abertis, il colosso spagnolo delle autostrade.

Serve dunque al più presto una legge che istituisca una Commissione parlamentare d’inchiesta sul crollo di ponte Morandi. Ad essere ascoltata sarà una intera classe dirigente che oggi si ritrova nel Pd.

Fonte: qui

 

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