Ecco perché il Pd e i media demonizzano Marcello Foa

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Il PD, assatanato contro Marcello Foa, urla minacciando di tutto e di più contro la sua presenza nel Consiglio di Amministrazione.

La demonizzazione dell’avversario rientra perfettamente nella (in)cultura politica che affonda le radici nel veteromarxismo del secolo scorso della sinistra italiana, da cui viene la pianta del PD e vari cespugli (LeU non merita neanche una citazione essendo il perfetto ectoplasma della politica: se ci fosse bisogno di spiegare questo termine, non si potrebbe trovare esempio migliore).

Oggi il PD rinnega, come fosse infamante, la parentela col marxismo, ma pratica ancora la parte più detestabile di quella ideologia, la distruzione dell’avversario – più esattamente nemico – con qualsiasi mezzo, senza il minimo scrupolo etico.

Ma, per compiacere i padroni del vapore globalisti, non si stanca di fare e ripetere atti di fedeltà alla finanza internazionale, andando contro gli interessi del suo stesso popolo, che un tempo chiamava proletariato, abiurando la parte migliore del marxismo, quella in difesa dei più deboli.

E così i capataz del PD, affetti dal male incurabile di demonizzare chiunque abbia un modo di pensare diverso dal loro, individuano in Marcello Foa il nemico numero 1 perché portatore e divulgatore di un giornalismo libero e non asservito ai centri di comando dei media sotto controllo della finanza americana, la stessa che combatte il Presidente degli Stati Uniti Trump, e delle sue appendici europee.

Certo che è difficile e insopportabile il confronto continuo con Marcello Foa, perché ricorderebbe al PD e ai giornalisti e mega direttori superstipendiati (con merito?) dei media di regime, la dignità di un giornalista libero, mentre loro ogni giorno vivono sulla propria pelle l’obbedienza al pensiero unico del mondanismo (copyright by Papa Francesco).

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La sola presenza di Marcello Foa alla Presidenza della Rai sarebbe un continuo ‘memento’, del cambiamento impresso dal popolo italiano alla cultura e alla politica con le elezioni del 4 marzo, evento che loro vorrebbero derubricare come un semplice incidente, un abbaglio preso dal nostro popolo.

E altresì ricorderebbe loro ogni giorno la differenza tra la dignità di una persona libera e la mancanza di dignità di una persona asservita.

Ebbene costoro, PD e media di regime, asseriscono, senza almeno apparente segno di vergogna, che Foa si dovrebbe dimettere.

Però la legge di riforma della RAI voluta da Renzi, non stabilisce alcunché del genere.

Anzi, stando al testo della legge, siccome PD, FI e LeU, nella riunione della Commissione Vigilanza che doveva esprimere il parere sulla nomina del Presidente effettuata dal CdA della RAI non hanno partecipato alla votazione, perciò stesso non hanno espresso con il voto un parere contrario a Marcello Foa come Presidente della RAI.

Ne consegue che, in attesa che si svolga una nuova riunione in cui tutti i componenti della Commissione Vigilanza esprimano il loro voto a favore o contro Foa, lo stesso Foa possa, nel frattempo, presiedere il CdA della RAI come Consigliere Anziano e che il CdA possa compiere, sotto la sua presidenza, tutti gli atti nella pienezza delle sue funzioni.

Aldilà degli aspetti giuridici, mi sembra una questione di semplice buon senso.

Faccia poi il PD tutti i ricorsi che vuole.

Sfoghino pure i capataz del PD tutto il rancore, tirino fuori tutta la bile che hanno in corpo.

Intanto la RAI andrà avanti con il nuovo corso e gli italiani potranno assaporare il giornalismo libero e degno di questo nome e fare il confronto con quello asservito.

Vi lascio immaginare le conclusioni che tirerà la nostra gente.

 

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