Giuseppe Conte e Giovanni Tria, la minaccia alle loro poltrone arriva dall’interno

La pressione cresce, anche se il ministro dell’Economia Giovanni Tria dice a Repubblica che non si sente sotto assedio. E’ quella che proviene dalla base del Movimento 5 Stelle e della Lega per tre provvedimenti cardine del programma del Carroccio e dei 5 Stelle, poi trasferiti nel “contratto” di governo, che sono poi i motivi per cui oltre il 30% degli italiani lo scorso 4 marzo ha dato la maggioranza relativa al partito di Di Maio.

E un altro 15% abbondante ha dato il suo voto a Salvini e compagnia. Sono la flat tax, il reddito di cittadinanza e l’abolizione della riforma previdenziale Fornero. Una pressione che arriva ai banchi del governo dalla compagine parlamentare giallo-verde, che inizia a scaldarsi, a ribollire per l’impazienza, nel vedere come il governo prenda tempo su questi tre argomenti-chiave. temi che richiedono il via libera del tesoro. E che Tria (e insieme a lui Conte, i due vicepremier e la compagine ministeriale) non potranno tenere da parte ancora per troppo tempo.

 

 

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