Alfonso Bonafede caccia le toghe rosse dalla magistratura

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La svolta potrebbe arrivare tra sabato 8 e domenica 9 luglio. Quando 9.500 toghe andranno al voto per il rinnovo dei 16 membri del Consiglio superiore della magistratura. Che, come riporta la Repubblica, non sarà più a trazione Pd, ma forse in mano a un vicepresidente leghista. E, dopo quanto accaduto lo scorso 4 marzo per le politiche, l’attesa è per un exploit di Autonomia e Indipendenza, il gruppo di Piercamillo Davigo, al quale da tempo ormai si attribuiscono simpatie grilline (e che prima delle elezioni Silvio Berlusconi aveva più volte indicato come il vero premier se le elezioni le avessero vinte quelli del Movimento 5 Stelle). Se così fosse, significherebbe che i magistrati si sono definitivamente lasciati dietro le spalle le simpatie leghiste.

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La partita per la de-sinistrazione della magistratura la sta giocando, scrive sempre Repubblica, lo stesso neoministro della Giustizia Alfonso Bonafede, che cita una “toga di grande esperienza” che ha richiesto l’anonimato. “Certo che Bonafede sta giocando la partita: basta vedere cos’ha fatto in via Arenula , con uno spoil system, un ricambio, a 360 gradi, come mai s’era visto prima. Nello staff del neoministro non figurano esponenti di Area, la corrente che riunisce le toghe rosse di Magistratura democratica. Le sigle che spiccano sono quelle di Unità per la costituzione, il gruppo moderato e di centro, e di Autonomia e indipendenza, i davighiani.

Lo stesso Bonafede, poi, ha stoppato l’ingresso nei suoi uffici di due figure della sinistra, l’ex ministro del Pd Anna Finocchiaro e l’ex senatrice bersaniana Doris Lo Moro, che hanno chiesto al Csm di rientrare in magistratura ma hanno subito l’altolà del Guardasigilli, che ha frenato anche sul via libera a Felice Casson, anche lui ex senatore di di Mdp.

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