Matteo Salvini, il trionfo del leghista a Pontida mentre i grillini vanno al Gay Pride

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«Sarà una Pontida spettacolare, con una partecipazione mai vista» ha annunciato, dalle colonne di Libero, Matteo Salvini un paio di giorni fa. E stando alle sensazioni della vigilia, la previsione del ministro dell’ Interno oggi con ogni probabilità troverà conferma sullo storico pratone caro alla Lega. Nata come appuntamento secessionista, a lungo irrisa dalla politica e dall’ informazione tradizionale che ne sottolineava solo gli aspetti pittoreschi, definendo i militanti padani «barbari con lo scolapasta in testa», oggi la kermesse bergamasca è diventata la più importante festa di partito italiana, con militanti che non arrivano più solo dalle valli lombarde ma anche dal profondo Sud.

Non potendo sminuirla, i tg di ieri hanno così deciso di ignorarla o quasi, malgrado l’ ultimo sondaggio Ipsos dia la Lega al 31,2% ampiamente prima forza del Paese, con quasi due punti di vantaggio su M5S e una crescita di 14 punti dal voto di quattro mesi fa a oggi. Un’ accelerazione che non ha precedenti, maturata soprattutto nell’ ultimo mese, ovverosia da quando il partito di Salvini è andato al governo. Da lì, la Lega ha cominciato a rosicchiare inesorabilmente voti agli alleati di governo, che il 4 marzo l’ hanno sopravanzata di 15 punti, e agli alleati di centrodestra. Salvini continua ad attingere da questi due forni senza rompere né con Di Maio né con Berlusconi, con i quali anzi i rapporti sono ottimi.

Questo significa che, alla prova dei fatti, gli italiani hanno soppesato le differenti capacità di governo di leghisti e grillini e constatato l’ immobilismo di Forza Italia e stanno traendo le loro conseguenze. Il boom leghista, anche se i sondaggi vanno sempre presi con le pinze perché sono metereopatici e cambiano con il vento, è dovuto al fatto che la Lega si occupa di cose serie che stanno a cuore agli elettori – immigrazione, tasse, pensioni, legittima difesa, droghe – e mostra di essere un partito compatto e con le idee chiare e un orizzonte preciso, mentre i suoi alleati sono tutto il contrario. Ieri, quando Salvini preparava il discorso per questa mattina, i suoi alleati di governo erano impegnati a coprirsi di ridicolo.

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Fico, vestito da profugo, era in Sicilia tra i clandestini a fare l’ elogio delle navi delle ong, scomunicate il giorno prima da tutta Europa e che invece per il presidente della Camera sarebbero angeli salvatori. Il sottosegretario alle Pari Opportunità sfilava gioioso al gay pride di Pompei. Di Maio a Milano concionava al festival del Lavoro, appuntamento al quale, a dispetto del suo curriculum, partecipava come relatore e non come stagista e illustrava il decreto dignità senza riuscire a chiarire neppure a se stesso quali siano i contenuti. Mentre il vicepremier leghista ha cambiato l’ approccio della Ue sui profughi, riuscendo a far passare concetti come blocco dei confini, ong fuori dalle scatole e non obbligo di accoglienza, quello grillino non è riuscito a chiudere il tavolo sui fattorini ciclisti, pratica da quattro lire, e si è fatto slittare il decreto sui precari.

Si sta verificando in questo mese abbondante di governo Lega-M5S uno strano fenomeno. Prima la sinistra aveva come principale obiettivo Cinquestelle, ai quali non perdonava nulla. Oggi, malgrado i grillini esprimano il premier e un maggior numero di ministri e sottosegretari, il bersaglio di ogni critica da parte dell’ opposizione è Salvini, a cui viene dato a turno del fascista, nazista, assassino, erode. Con il risultato che a ogni insulto, il segretario porta mezzo punto in più al suo partito. Molti nemici, molti voti, se dei tuoi nemici l’ opinione pubblica non ne può più.

Un attacco di Monti, Calenda, Padoan, oggi è una benedizione per qualsiasi politico. Da che Grillo si è ritirato e Di Battista è fuggito in America, M5S, lungi dal governare, non è più in grado neppure di meritarsi un attacco dall’ ex establishment. Troppo inconsistente Di Maio per far paura, troppo boldriniano Fico per essere preso sul serio, troppo debole Conte per meritare attenzione. E poi, tra sfilate per i diritti omo, sfilate pro-profughi e inchini all’ Europa, i grillini al governo si stanno rapidamente trasformando in una forza che è sempre più difficile distinguere dal Pd e da LeU, due partiti che gli italiani si sono felicemente scrollati di dosso. Non per vederseli riproporre sotto forma di grillini imborghesiti. A quel punto, meglio l’ originale. Non a caso il Pd, con la Lega, è l’ unico partito che dal 4 marzo non ha perso voti. L’ incognita è se e quanto durerà l’ amore tra Salvini e gli elettori. Molto dipenderà dai risultati del governo. Ed è meglio toccare ferro visto che governano in due. Purtroppo.

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