Le sardine si fanno partito: già pronto il primo Congresso

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Adesso le sardine escono allo scoperto e si fanno partito. Non che ce ne fosse bisogno, ma all’indomani dell’abbraccio a Mimmo Lucano, eccole annunciare il primo Congresso nazionale.

“A livello regionale siamo un po’ divisi, nel senso che ogni regione pensa, giustamente, un po’ per sé”, ha spiegato ai microfoni di Agorà su Rai Tre la portavoce torinese del movimento, Francesca Valentini Penotti. L’obiettivo, come anticipato in mattinata da Repubblica, è quello di “strutturarsi” maggiormente per rendere la propria protesta più incisiva a livello politico.

“Per il momento posso solo dirvi che entro il 26 gennaio uscirà una data”. Francesca Valentini Penotti non si sbottona più di tanto. Si limita a dire che, dopo il 26 gennaio, verrà fissata la data in cui si terrà il primo Congresso nazionale con tutti i rappresentanti delle sardine e che probabilmente sarà una due giorni. Non dice molto di più. Eppure la decisione, che è stata presa in queste ore dal direttivo nazionale, rivela molto di più di quanto potremmo pensare a una lettura frettolosa della notizia. Già il giorno in cui comunicheranno la data non è stato scelto a caso. Il 26 gennaio è, infatti, il giorno in cui si terranno le elezioni regionali in Emilia-Romagna e in Calabria. Su base regionale già qualcosa si sta muovendo. Ma, come ammette la stessa Francesca Valentini Penotti, si stanno muovendo “un po’ divisi, nel senso che ogni regione pensa per sé”. In Piemonte, per esempio, è già stato fissato una sorta di congresso-riunione il 25 gennaio. In l’Emilia-Romagna, invece, il fine settimana del 18-19 gennaio si terrà il “Sardina ospita Sardina”. Ora però, a dispetto di quanto detto in lungo e in largo da Mattia Santori e compagni (“Non diventeremo mai un partito”), stanno pubblicamente facendo il primo passo verso i Palazzi del potere. In barba a quando su Repubblica scrivevano che “dare una cornice” al loro movimento sarebbe stato “come mettere confini al mare”.

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La due giorni che si terrà nelle prossime settimane non è certo il primo incontro tra i capi delle sardine. Un primo appuntamento c’è già stato a Roma il 15 dicembre, il giorno dopo la manifestazione di piazza San Giovanni. Già in quell’occasione avevamo capito che (brutta) piega avrebbe preso il movimento anti Salvini dalla scelta del luogo del vertice, un palazzo occupato dai centri sociali, già balzato sotto i riflettori quando l’elemosiniere di papa Francescoi, Konrad Krajewski, si era calato nel pozzo per riallacciare la corrente dopo che gli era stata staccata per l’eccessivo numero di bollette non pagate. Mentre sguazzavano nell’illegalità dello Spin Time, le sardine avevano infatti buttato giù uno straccio di manifesto con un’infinità di pretese, che collimavano con l’attacco ai decreti Sicurezza voluti da Matteo Salvini, e il rifiuto di indire un Congresso nazionale. Nel frattempo, però, gli organizzatori ha stesso uno statuto e, soprattutto, fondato una associazione. E, mentre il Partito democratico continua a sbracciarsi per metterci sopra il cappello, loro abbracciano l’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano, indagato per una sfilza di reati legati all’immigrazione clandestina. L’ultima accusa, che gli è stata mossa dalla procura di Locri, è di aver falsificato alcuni documenti di identità agli stranieri ospiti nei progetti di accoglienza. Insomma, visti gli slogan violenti e le minacce sui social, sembra che la direzione del “partito” delle sardine sia già tracciato e vada a braccetto con la sinistra più tradicale.

Prima di arrivare al Congresso nazionale, il calendario delle sardine è fitto di appuntamenti. Come ha ricordato la stessa Francesca Valentini Penotti durante la trasmissione condotta da Serena Bortone, il 19 gennaio saranno a Bologna in vista delle elezioni regionali che si terranno la settimana dopo. Per sostenere la manifestazione hanno già lanciato un crowdfunding sulla piattaforma Ginger che gli ha permesso di mettere in tasca oltre 60mila euro. Quando ci avevano provato il mese scorso per coprire le spese del corteo in piazza San Giovanni, avevano raccolto “solo” 19mila euro. La macchina da guerra, insomma, è già avviata. Ora non resta che capire dove approderà.

il giornale.it

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