Manca ancora circa un anno alle prossime elezioni politiche, ma la lunga corsa verso le urne è già cominciata. Partiti e coalizioni guardano inevitabilmente al voto, consapevoli che i prossimi mesi serviranno non soltanto a definire programmi e alleanze, ma anche a individuare i protagonisti della sfida. Nel centrosinistra, soprattutto, molte delle questioni decisive restano ancora aperte e potrebbero diventare sempre più difficili da rinviare con l’avvicinarsi dell’appuntamento elettorale.

Il tempo, almeno sulla carta, non manca. Eppure, quando manca circa un anno alle elezioni politiche, ogni sondaggio può trasformarsi in un’indicazione preziosa sulle strategie future. Il tema non riguarda soltanto i rapporti di forza tra maggioranza e opposizione: all’interno dello schieramento alternativo al centrodestra bisognerà trovare un equilibrio tra forze politiche differenti, costruire un programma comune e, soprattutto, capire quale figura possa presentarsi agli elettori come punto di riferimento della coalizione. Una scelta destinata prima o poi a diventare inevitabile.

Elezioni politiche, il sondaggio che scuote il campo largo

È proprio entrando nel terreno della leadership che emerge un dato particolarmente significativo. Secondo un sondaggio Ipsos-Doxa, in un ipotetico ballottaggio tra Giuseppe Conte ed Elly Schlein per la guida del cosiddetto “campo largo”, gli elettori della coalizione mostrerebbero una maggiore disponibilità a convergere sull’ex presidente del Consiglio. Una possibile alleanza formata da Pd, M5s, Avs, Italia Viva e +Europa, dunque, potrebbe trovare nel leader del Movimento 5 Stelle una candidatura capace di raccogliere un consenso trasversale maggiore.

A fare la differenza sarebbe soprattutto il comportamento dell’elettorato pentastellato. Qualora fosse Elly Schlein a guidare la coalizione, infatti, il 15 per cento degli elettori del Movimento 5 Stelle risulterebbe incerto sulla possibilità di sostenerla. Lo scenario cambierebbe sensibilmente scegliendo Giuseppe Conte: gli elettori democratici sembrerebbero infatti più disponibili ad accettare una leadership dell’ex premier rispetto alla disponibilità mostrata dai pentastellati nei confronti della segretaria del Pd.

I numeri rendono ancora più evidente questo squilibrio. Nell’ipotesi di Conte candidato alla guida del campo largo, il 92 per cento degli elettori del Pd sarebbe pronto a votarlo, mentre soltanto l’8 per cento resterebbe indeciso. Il consenso diventerebbe naturalmente ancora più netto tra gli elettori del M5s: il 96 per cento sceglierebbe Conte e appena il 4 per cento manifesterebbe dubbi. Numeri che, se confermati nel tempo, potrebbero inevitabilmente pesare quando la coalizione sarà chiamata a individuare il proprio candidato.

Il problema è che la discussione sulla leadership arriva in una fase nella quale il campo largo deve già fare i conti con differenze politiche importanti. Le tensioni emerse nei giorni scorsi dopo le dichiarazioni di Conte sulle armi destinate a Kiev hanno mostrato ancora una volta quanto possa essere complicato tenere insieme sensibilità diverse. E anche Avs sembra voler evitare che l’intera costruzione dell’alleanza finisca per trasformarsi esclusivamente in una sfida personale tra Conte e Schlein.

A esplicitare questa posizione è stato Angelo Bonelli, che in un’intervista a Repubblica ha lanciato un messaggio molto chiaro: “Non intendiamo essere spettatori di un dualismo o di una contesa sulla leadership che non è compresa dagli italiani, che ci chiedono unità e un programma che affronti le emergenze di fronte a una destra che ha aggredito ferocemente i diritti sociali e ambientali e reso più poveri gli italiani”. Bonelli ha inoltre rivendicato il ruolo assunto da Avs nella costruzione dell’alleanza, spiegando che Avs “ha svolto e svolge una funzione di pontiere all’interno della coalizione”. Poi l’avvertimento sul confronto tra i due principali leader: “La contesa dualista della leadership tra Schlein e Conte secondo noi rischia di essere assolutamente dannosa”.

La strada verso le elezioni politiche resta quindi ancora lunga, ma il passare dei mesi renderà sempre più difficile lasciare irrisolto il nodo principale. Prima del voto il campo largo dovrà dimostrare di poter trasformare partiti e sensibilità differenti in una proposta politica riconoscibile, superando divisioni su programma, politica estera e leadership. E soprattutto dovrà scegliere chi sarà il proprio frontman, o la propria frontwoman. Il sondaggio Ipsos-Doxa offre già una prima indicazione: nel confronto interno tra Giuseppe Conte ed Elly Schlein, almeno tra gli elettori della possibile coalizione, l’ex premier sembra partire con un vantaggio tutt’altro che trascurabile.

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