Ucraina: raid di Kiev in profondità, colpiti terminal petroliferi e impianti industriali russi. Come cambia la guerra

L’Ucraina continua a portare avanti la sua strategia di attacchi mirati contro obiettivi strategici russi, spingendosi sempre più in profondità nel territorio nemico. Nelle ultime ore, droni di Kiev hanno colpito infrastrutture energetiche e industriali di grande rilevanza, causando danni significativi e incendi che hanno attirato l’attenzione internazionale.
Tra gli obiettivi colpiti spicca il terminal petrolifero di Sheskharis a Novorossijsk, uno snodo cruciale per l’export energetico russo. Situato sul Mar Nero, il terminal rappresenta uno dei principali punti di transito del greggio russo destinato ai mercati internazionali, gestito dalla compagnia Transneft. Secondo fonti russe e media ucraini, gli attacchi hanno provocato incendi e colonne di fumo visibili anche sui social media, e il sindaco della città, Andrey Kravchenko, ha confermato che almeno uno degli incendi si è sviluppato a seguito del raid.
Il colpo al terminal di Sheskharis, che gestisce circa un quinto delle esportazioni di petrolio russo via mare, rappresenta un attacco diretto alle entrate energetiche di Mosca, considerate fondamentali per sostenere l’economia e l’apparato militare del Cremlino. Questa operazione si inserisce in una strategia ucraina volta a colpire le fonti di finanziamento e di approvvigionamento della Russia, cercando di indebolire la sua capacità di sostenere lo sforzo bellico.
Ma gli attacchi non si sono limitati alla regione del Mar Nero. I droni ucraini hanno colpito anche un impianto chimico nella regione di Perm, a circa 1.700 chilometri dal confine ucraino. Si tratta dell’impianto Akm di Gubakha, specializzato nella produzione di ammoniaca, urea e melammine, materiali fondamentali per l’industria chimica e, secondo le fonti di Kiev, collegato anche al comparto militare-industriale russo. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha pubblicamente congratulato i servizi di sicurezza di Kiev per questa operazione, definendo l’impianto “una delle imprese dell’apparato militare-industriale più importanti” della Russia.
Zelensky ha dichiarato che il raid ha fermato la produzione di prodotti che riforniscono numerose fabbriche coinvolte nella costruzione di droni, aerei, missili e esplosivi, sottolineando come questa operazione rappresenti uno dei raid più profondi mai rivendicati dall’Ucraina dall’inizio del conflitto. La distruzione di questa struttura strategica evidenzia l’aumento delle capacità operative ucraine e la volontà di colpire obiettivi sensibili all’interno della Federazione Russa.
Questi attacchi segnano un ulteriore passo nella escalation del conflitto, con Kiev che dimostra di poter operare con efficacia anche oltre i confini russi, mirando a indebolire le risorse chiave di Mosca e a sostenere la propria resistenza. La comunità internazionale osserva con attenzione questi sviluppi, mentre il conflitto continua a evolversi in una delle crisi più complesse e delicate degli ultimi decenni.




