Oltre 200 casi e 65 decessi: il virus preoccupa il mondo, Bassetti avverte: “Attualmente non esiste una cura”

Un nuovo focolaio di Ebola sta preoccupando le autorità sanitarie internazionali. In Repubblica Democratica del Congo, nella provincia di Ituri, si registrano attualmente 246 casi sospetti e almeno 65 decessi, secondo i dati diffusi dai Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa CDC). La regione, particolarmente delicata per la sua posizione al confine con Uganda e Sud Sudan, rappresenta un punto critico per la diffusione del virus.
Le autorità temono un rapido ampliamento dell’epidemia, favorito dall’elevato movimento di persone tra le aree colpite e i paesi vicini. In particolare, le città di Bunia e Rwampara, così come la zona mineraria di Mongwalu, sono sotto osservazione a causa dello spostamento continuo di lavoratori, che potrebbe accelerare la diffusione del virus. La situazione si complica ulteriormente a causa dell’insicurezza nelle zone interessate, delle difficoltà nel tracciamento dei contatti e delle criticità nei sistemi di prevenzione e controllo delle infezioni.
Per affrontare questa emergenza, è stato convocato un vertice internazionale tra autorità sanitarie e organizzazioni globali. All’incontro parteciperanno l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) statunitensi, l’ECDC europeo, rappresentanti delle aziende farmaceutiche e delle organizzazioni del terzo settore. L’obiettivo è coordinare una risposta rapida e efficace per contenere il focolaio prima che si trasformi in una crisi regionale.
«Dato l’elevato movimento della popolazione tra le aree colpite e i paesi vicini, un rapido coordinamento regionale è essenziale», ha dichiarato Jean Kaseya, direttore generale dell’Africa CDC. L’organizzazione sta già collaborando con Repubblica Democratica del Congo, Uganda e Sud Sudan per rafforzare la sorveglianza sanitaria, i controlli alle frontiere e le capacità di risposta sul territorio.
Le prime analisi di laboratorio confermano la presenza del virus Ebola. L’infettivologo Matteo Bassetti, direttore delle Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, ha spiegato che i test preliminari condotti dall’Institut National de Recherche Biomédicale di Kinshasa hanno rilevato il virus in 13 dei 20 campioni analizzati. «Il virus Ebola si trasmette attraverso il contatto con fluidi corporei e provoca febbri emorragiche spesso fatali», ha ricordato il medico.
Nonostante la situazione preoccupante in Africa centrale, l’Europa si mostra rassicurante. L’ECDC ha infatti definito «molto basso» il rischio per i cittadini dell’Unione Europea. La probabilità di importare il virus e di una sua successiva diffusione sul territorio europeo è considerata estremamente ridotta, grazie alle limitate possibilità di trasmissione e ai controlli in atto.
Per chi viaggia nella provincia di Ituri, il rischio attuale è valutato come “basso”, anche se la situazione resta in evoluzione. L’ECDC ha sottolineato di monitorare costantemente il focolaio attraverso attività di intelligence epidemiologica e di mantenere un contatto diretto con l’Africa CDC, la Commissione europea e l’OMS.
Il ritorno di Ebola riporta alla memoria le grandi epidemie degli ultimi anni in Africa occidentale e centrale, che hanno causato migliaia di vittime e messo sotto pressione sistemi sanitari già fragili. Le autorità internazionali stanno intervenendo rapidamente, puntando su isolamento dei casi, tracciamento dei contatti e rafforzamento delle strutture sanitarie locali.
Nelle prossime ore saranno decisive le analisi sui campioni biologici e l’evoluzione dei contagi nelle aree di confine. La priorità è impedire che il virus oltrepassi i confini regionali, trasformando il focolaio in una crisi sanitaria di dimensioni ancora più ampie.




