Certificazione Unica: l’Inps commette errori su milioni di documenti, aumenta il rischio di bonus fiscali compromessi

 Un errore tecnico, apparentemente di poca rilevanza, rischia di provocare conseguenze concrete per milioni di contribuenti italiani. La vicenda riguarda le Certificazioni Uniche 2026, rilasciate dall’Inps, che contengono un errore nella compilazione di una delle caselle più delicate: il punto 718. Questa anomalia potrebbe compromettere il calcolo del nuovo beneficio fiscale legato al taglio del cuneo fiscale, trasformato in una detrazione Irpef, e quindi influire direttamente sui redditi di milioni di lavoratori.

Il problema è emerso grazie alle segnalazioni della Cgil, che ha evidenziato come l’errore, inizialmente circoscritto, possa avere ripercussioni più ampie e sistemiche. L’Inps, dopo aver aggiornato i dati e averli inseriti nelle dichiarazioni precompilate, si trova ora a dover fare i conti con un’incognita: quanti contribuenti sono ancora esposti a dati errati e, soprattutto, quanti potrebbero accettare passivamente una dichiarazione sbagliata senza rendersene conto.

Il cuore della questione risiede nella riforma introdotta dalla legge di Bilancio 2025, che ha modificato il modo di calcolare il beneficio fiscale legato al cuneo fiscale. Fino allo scorso anno, il taglio era uno sconto contributivo; ora, invece, si traduce in una detrazione Irpef, destinata ai lavoratori dipendenti con redditi fino a 40mila euro, con importi che possono arrivare fino a 960 euro per le fasce più basse.

Per usufruire correttamente di questa agevolazione, è fondamentale che la Certificazione Unica sia compilata senza errori, in particolare nelle caselle dalla 718 alla 725. È proprio in questa sezione che si è verificato il pasticcio: nelle prime CU relative a prestazioni come Naspi, cassa integrazione, maternità o malattia, l’Inps aveva indicato un codice che escludeva queste somme dal calcolo del beneficio, quando invece avrebbero dovuto rientrarvi.

Il risultato immediato è stato che migliaia di lavoratori rischiavano di non vedersi riconosciuto il sommo bonus a cui avevano diritto. Dopo le segnalazioni dei Caf, l’Istituto ha corretto i dati, invitando comunque i contribuenti a scaricare una nuova versione della CU aggiornata dopo il 31 marzo. Tuttavia, il problema non si ferma qui.

Secondo i Caaf della Cgil, l’errore potrebbe riguardare anche altri soggetti, pubblici e privati, ampliando così la platea dei contribuenti coinvolti. Tra i casi segnalati ci sono lavoratori precari della scuola, collaboratori, casse edili e fondi integrativi, con anomalie che vanno dalla compilazione errata delle caselle alla mancanza di sezioni fondamentali.

Il rischio più grave riguarda chi utilizza la dichiarazione precompilata senza apportare modifiche. Se i dati di partenza sono sbagliati, il contribuente potrebbe accettare un modello errato, perdendo automaticamente il beneficio fiscale. Una situazione che potrebbe coinvolgere milioni di italiani, considerando che ogni anno molti preferiscono questa modalità semplificata di dichiarazione.

A complicare ulteriormente il quadro ci sono le sanzioni per i sostituti d’imposta che devono rettificare le CU: fino a 100 euro per documento, una spesa non indifferente per enti e aziende con numeri elevati di certificazioni. La Cgil ha quindi chiesto al governo di intervenire, prevedendo correzioni generalizzate degli errori e l’esclusione delle sanzioni per questa specifica anomalia.

In conclusione, il sistema funziona, ma solo se ogni dettaglio viene curato con attenzione. Quest’anno, più che mai, il bonus fiscale dipende da un singolo punto, il 718, che può fare la differenza tra un guadagno e una perdita concreta per milioni di lavoratori italiani. La vicenda mette in evidenza quanto siano fondamentali la precisione e la trasparenza nel rapporto tra fisco e cittadini, e quanto un errore tecnico possa avere ripercussioni significative sulla vita di milioni di contribuenti.

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