“Non torna nulla”. Il perito dei Poggi affonda l’inchiesta su Garlasco: la verità vacilla

Negli ultimi giorni, il caso dell’omicidio di Chiara Poggi torna sotto i riflettori con un sentimento dominante: lo scetticismo. A manifestarlo non sono solo gli osservatori esterni, ma soprattutto i genitori della vittima, Rita Preda e Giuseppe Poggi, che da sempre sostengono la verità sancita dalla sentenza definitiva del 2015, con la condanna di Alberto Stasi.

La Procura di Pavia ha recentemente avanzato una nuova pista investigativa, individuando in Andrea Sempio un possibile autore dell’omicidio. Questo sviluppo ha inevitabilmente riaperto ferite profonde, ma la famiglia Poggi mantiene una posizione ferma: pur attenta ai nuovi risvolti e in costante confronto con i propri legali, non modifica la propria convinzione.

Gli avvocati della famiglia, Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, esprimono un giudizio severo sulla ricostruzione accusatoria. Secondo loro, la nuova ipotesi appare poco credibile e non supportata da dati concreti, risultando in contrasto con le prove già acquisite nei precedenti gradi di giudizio.

Un ulteriore contributo critico arriva dal criminalista Dario Redaelli, consulente della famiglia Poggi, che ha analizzato nel dettaglio la dinamica proposta dalla Procura. Redaelli sottolinea molte incongruenze rispetto alla scena del crimine come documentata originariamente dai carabinieri e dal RIS di Parma.

In particolare, la Procura sostiene che il corpo di Chiara sia stato spinto lungo le scale della cantina. Tuttavia, secondo Redaelli, le evidenze materiali contraddicono questa ipotesi: sui primi gradini sono state rilevate solo gocciolature di sangue, senza tracce di trascinamento. Inoltre, la violenza dei fendenti descritta nell’imputazione non sembra rispecchiare le tracce ematiche rinvenute lungo il percorso.

Il consulente evidenzia che non sono presenti tracce di sangue compatibili con un movimento violento e continuo del corpo, né schizzi indicativi di colpi così intensi. Questi elementi sollevano dubbi rilevanti sull’attendibilità della nuova ricostruzione.

Redaelli conclude con una valutazione cauta: pur manifestando perplessità, attende di esaminare l’intero materiale investigativo raccolto dalla Procura prima di esprimere un giudizio definitivo. Questa posizione sottolinea le criticità emerse, ma invita anche alla prudenza nel trarre conclusioni affrettate.

Intanto, permane il dolore della famiglia Poggi, che ha vissuto ogni riapertura del caso come un nuovo trauma. Nel 2025, in occasione di una precedente riattivazione delle indagini, i genitori di Chiara avevano dichiarato: “Siamo stanchi di questo calvario”.

Con le nuove ipotesi e i nuovi protagonisti al centro dell’attenzione, quel sentimento di affaticamento sembra riaffiorare. Tuttavia, la convinzione della famiglia resta immutata: la verità giudiziaria è già stata stabilita. Nel frattempo, gli sviluppi delle indagini continueranno a essere monitorati con attenzione.

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