Politica italiana in lutto, addio a un grande lottatore: una spina nel fianco per la sinistra!

È morto a 74 anni lo storico ambientalista milanese e consigliere comunale dei Verdi, figura nota per il suo impegno costante e per il ruolo di “spina nel fianco” del centrosinistra. Da tempo malato, era stato ricoverato più volte negli ultimi mesi e si trovava all’Hospice dell’Istituto dei Tumori, dove si è spento dopo un rapido peggioramento delle condizioni. La notizia è stata comunicata dalla moglie con un messaggio carico di emozione pubblicato sui social: il ricordo di un uomo “libero, coraggioso, delicato e gentile”, capace di lasciare un segno profondo nella vita privata e pubblica.

Addio a Carlo Monguzzi, una vita tra politica e battaglie ambientali
E’ morto Carlo Monguzzi. Nato a Milano nel 1951, laureato in Ingegneria chimica e poi docente di matematica, Monguzzi ha attraversato decenni di politica locale mantenendo una cifra personale ben riconoscibile: la coerenza. È stato tra i fondatori di Legambiente e dei Verdi, entrando nel 1990 in Regione Lombardia come consigliere e diventando poi assessore all’Ambiente ed energia tra il 1993 e il 1994. In quegli anni ha contribuito a promuovere provvedimenti pionieristici, come la prima legge sulla raccolta differenziata e il primo Piano Aria contro lo smog.
Dopo diverse legislature al Pirellone, nel 2011 era approdato in Consiglio comunale a Milano, inizialmente con il Partito Democratico, da cui si era poi allontanato per aderire a Europa Verde. La sua presenza in aula era costante, quasi totale: Monguzzi rivendicava il valore dell’impegno istituzionale con una frase che lo rappresentava bene, “quando si prende un impegno lo si onora fino in fondo”.
Il “dissidente” sempre in prima linea
La sua cifra politica è stata quella dell’indipendenza. Anche all’interno dello stesso campo progressista, Monguzzi non ha mai rinunciato a criticare provvedimenti che riteneva incoerenti con i principi ambientalisti. Dalle scelte su San Siro alle politiche sulla mobilità e sull’Area B, il suo giudizio era spesso severo, anche quando isolato. Per questo era considerato una voce fuori dal coro, capace di sostenere battaglie anche in solitudine, guidato più dalla convinzione che dal consenso.
Chi lo conosceva lo ricorda soprattutto nelle piazze di Milano, sempre presente nelle manifestazioni civili e politiche: dalle commemorazioni di piazza Fontana al 25 Aprile, fino ai Fridays for Future. Negli ultimi anni aveva partecipato anche alle iniziative a sostegno della comunità palestinese, una posizione che gli aveva attirato critiche ma che confermava la sua disponibilità a esporsi su temi sensibili.
Il ricordo del sindaco di Milano Sala e il cordoglio della politica
Tra i primi a ricordarlo è stato il sindaco di Milano Giuseppe Sala, con cui Monguzzi aveva avuto negli anni confronti anche molto duri. “Se ne è andato un lottatore”, ha scritto, sottolineando come il rapporto personale non fosse mai venuto meno nonostante le divergenze politiche. Sala ha ricordato anche un dettaglio significativo: Monguzzi era l’unico in aula a rivolgersi a lui chiamandolo semplicemente “Beppe”, segno di un rapporto diretto e sincero.
Il sindaco ha rievocato l’ultimo incontro, fatto di discussioni accese e di un abbraccio finale, diventato oggi un ricordo carico di significato. Un’immagine che restituisce bene la figura di Monguzzi: combattivo nel confronto pubblico, ma capace di mantenere legami umani solidi e autentici. Con la sua scomparsa, Milano perde una figura difficile da incasellare, ma impossibile da ignorare.




