Dazi sul Canada, lo schiaffo a Trump alla Camera: sei repubblicani votano con i democratici

Colpo politico alla Camera dei rappresentanti contro i dazi imposti dal presidente Donald Trump sul Canada. Sei deputati repubblicani si sono uniti ai democratici per approvare una risoluzione che punta a cancellare le misure tariffarie varate dall’amministrazione, aprendo una frattura interna al partito di maggioranza.
Il testo è passato con 219 voti a favore e 211 contrari, in un clima già segnato dall’attesa per il pronunciamento della Corte Suprema, chiamata a stabilire se i dazi imposti senza il via libera del Congresso siano legittimi.
La rivolta dei moderati repubblicani
I sei repubblicani che hanno votato con l’opposizione appartengono all’area moderata del partito: Don Bacon (Nebraska), Kevin Kiley (California), Thomas Massie (Kentucky), Jeff Hurd (Colorado), Brian Fitzpatrick (Pennsylvania) e Dan Newhouse (Washington).
Tra loro, Massie è già finito nel mirino del presidente per altre prese di posizione divergenti. Solo un democratico, Jared Golden (Maine), si è schierato contro la risoluzione.
Il provvedimento era stato presentato dal deputato progressista di New York Gregory Meeks, capogruppo di minoranza della Commissione Esteri. Prima del voto, Bacon aveva dichiarato che il Canada è un alleato affidabile e che i dazi rappresentano un attacco ingiustificato. Massie, dal canto suo, ha rivendicato che il potere di imporre tasse spetta al Congresso e non all’esecutivo.
Il nodo costituzionale e il ruolo della Corte Suprema
Al centro dello scontro c’è l’uso dello stato di emergenza nazionale da parte di Trump per giustificare l’introduzione dei dazi. La risoluzione approvata dalla Camera mira a porre fine a questo strumento, incidendo indirettamente anche sull’impianto più ampio della politica commerciale dell’amministrazione.
Resta però il passaggio decisivo al Senato e, soprattutto, la prospettiva di un veto presidenziale. Per superarlo servirebbe una maggioranza qualificata dei due terzi in entrambe le Camere, un’ipotesi al momento ritenuta improbabile.
Le minacce di Trump ai “ribelli”
Il presidente ha reagito duramente, minacciando conseguenze politiche per i repubblicani che hanno votato contro la linea della Casa Bianca. In un messaggio pubblicato su Truth, Trump ha avvertito che chi si oppone ai dazi potrebbe subire ripercussioni alle prossime elezioni, incluse le primarie.
Trump ha difeso la propria strategia commerciale sostenendo che il deficit commerciale sarebbe stato ridotto del 78% e che i dazi avrebbero rafforzato la sicurezza nazionale. Ha inoltre rinnovato le critiche al Canada, accusandolo di aver approfittato degli Stati Uniti per anni e definendolo uno dei partner più difficili con cui trattare.
Una frattura politica destinata a pesare
La spaccatura alla Camera rappresenta un segnale politico rilevante. I democratici puntano a capitalizzare lo strappo interno ai repubblicani, mentre la battaglia legale e parlamentare sui dazi resta aperta.
Il voto non chiude la partita, ma evidenzia come la politica commerciale dell’amministrazione sia diventata terreno di scontro non solo tra maggioranza e opposizione, ma anche all’interno dello stesso partito repubblicano.




