“Non c’era solo Stasi”. Garlasco, i dubbi sulla presenza di altre persone in casa Poggi

A quasi vent’anni dal delitto di Garlasco, l’omicidio di Chiara Poggi continua a essere al centro di nuove analisi e interrogativi che tengono viva l’attenzione mediatica e giudiziaria. Negli ultimi mesi sono riemersi elementi già noti ma mai del tutto chiariti, mentre altre criticità investigative sono tornate a galla grazie a consulenze tecniche e approfondimenti televisivi. La scena del crimine, in particolare, resta uno dei punti più discussi di un caso che, nonostante una verità giudiziaria, continua a sollevare dubbi.
Tra le ultime scoperte finite sotto la lente ci sono incongruenze nella gestione dei reperti, tracce mai analizzate a fondo e dettagli dell’abitazione che, secondo alcuni esperti, potrebbero suggerire una dinamica diversa da quella finora ricostruita. È in questo contesto che si inserisce il nuovo focus televisivo che ha riportato il caso al centro del dibattito pubblico, riaprendo la domanda più delicata: Chiara era davvero sola con il suo assassino quella mattina.

Garlasco, ancora dubbi sulla mattina del delitto
A Mattino Cinque si è tornati a parlare della possibilità che nella villetta di Garlasco, la mattina in cui Chiara Poggi è stata uccisa, ci potessero essere più persone. A farlo sospettare alcuni indizi presenti sulla scena del crimine. Come riportato dagli inviati della trasmissione condotta da Federica Panicucci, la presenza di più cucchiaini e diverse sedie spostate nella cucina della casa escluderebbero che all’interno ci fosse solo Chiara e il suo assassino.

Oltre alle sedie spostate, infatti, nel lavandino sono stati rinvenuti due diversi cucchiaini sporchi di yogurt e, sul tavolo, diverse palline di carta e un fazzoletto stropicciato, su cui non è stato fatto il test del Dna. Ad avvalorare la tesi di più di un killer, anche un’ulteriore impronta. Vicino ai gradini delle scale interne della villetta si troverebbe l’impronta di una scarpa diversa da quelle già analizzate. Un’ipotesi però esclusa da Dario Redaelli, consulente tecnico della famiglia Poggi.

Secondo Redaelli, infatti, la giovane avrebbe potuto mangiare due yogurt in momenti differenti, tra la notte e il mattino, utilizzando semplicemente due cucchiaini diversi. Resta invece certa, agli occhi del consulente, la dinamica iniziale dell’aggressione, che avrebbe avuto origine proprio nella cucina. A sostegno di questa ricostruzione vengono citate le ciabatte di Chiara, lasciate sulla soglia come se la ragazza avesse tentato una fuga improvvisa verso il soggiorno.
Ma la dinamica non è l’unico fronte aperto. Sempre a Mattino Cinque, il genetista Pasquale Linarello ha ricostruito una serie di criticità legate alla gestione dei reperti raccolti all’epoca. In particolare, ha sollevato dubbi su alcuni materiali visibili nelle fotografie iniziali della scena del crimine, ma mai entrati formalmente nel circuito delle analisi scientifiche.
“Che io sappia non credo che ci siano più i capelli fotografati”. Questa frase, pronunciata dal genetista, riassume uno dei nodi più controversi dell’intera indagine. Parte del materiale documentato visivamente nelle prime fasi, infatti, non sarebbe mai stato repertato o analizzato, alimentando interrogativi su possibili perdite di prove e su quanto ciò possa aver inciso sull’accertamento definitivo dei fatti.
Così, mentre il caso Garlasco resta formalmente chiuso dal punto di vista giudiziario, il dibattito continua a riaccendersi ogni volta che emergono nuovi dettagli o vecchie ombre investigative. Tra ipotesi alternative, reperti mancanti e scene del crimine ancora discusse, l’omicidio di Chiara Poggi rimane uno dei misteri più complessi e controversi della cronaca italiana.



