Iran-USA, il Medio Oriente sull’orlo del baratro. Tajani: “Italiani lascino il Paese”

Il Medio Oriente è sospeso sul baratro di un’escalation senza precedenti. Le ultime indiscrezioni diplomatiche filtrano una tensione elettrica: secondo fonti europee citate da Reuters, il countdown sarebbe ormai agli sgoccioli ed “è probabile un attacco americano all’Iran nelle prossime 24 ore”. L’indiscrezione giunge al culmine di una giornata convulsa, segnata da movimenti di truppe e avvertimenti incrociati che lasciano presagire l’apertura di un fronte bellico diretto tra Washington e Teheran.

La Repubblica Islamica, dal canto suo, ha già fatto sapere di non essere intenzionata a restare a guardare. Funzionari governativi hanno inviato un monito durissimo ai Paesi vicini — dall’Arabia Saudita alla Turchia, fino agli Emirati Arabi Uniti — avvisando che le basi statunitensi ospitate sul loro suolo diventeranno obiettivi immediati di rappresaglia qualora gli USA dovessero colpire il territorio iraniano. Teheran ha esplicitamente chiesto ai partner regionali di impedire a Washington qualsiasi azione ostile, mentre la missione iraniana all’Onu punta il dito contro la Casa Bianca, accusandola di cercare “una scusa per attaccarci”.

Tajani, Farnesina: “Invito ad italiani in Iran a lasciare il Paese”

E’ in corso nella sala di crisi della Farnesina una riunione del ministro Antonio Tajani con dirigenti del ministero, della Difesa, della sicurezza italiana, con l’ambasciatrice d’Italia a Teheran e con gli ambasciatori nelle principali capitali interessate alla attuale crisi in Iran.

La Farnesina – si legge in una nota – conferma l’indicazione di lasciare l’Iran ai cittadini italiani che possano farlo. (Ansa)

Scudo e mobilitazione: gli USA pronti al raid

Mentre la retorica bellica si infiamma, i fatti sul campo confermano la gravità del momento. Gli Stati Uniti hanno iniziato a ritirare il personale dalle proprie basi in Medio Oriente come misura precauzionale, un segnale inequivocabile di imminente pericolo. Il Qatar è stato il primo Paese a confermare ufficialmente il parziale rientro del personale americano per “le tensioni regionali”, con ordini specifici che avrebbero già riguardato la strategica base aerea di Al-Udeid. In questo clima di preparazione allo scontro, il presidente Trump ha alimentato le speranze dei dissidenti interni con messaggi inequivocabili: “Continuate le proteste, il nostro aiuto è in arrivo”. Sullo sfondo, la situazione interna dell’Iran resta drammatica, con un bilancio delle vittime della repressione che ha raggiunto cifre spaventose.

L’organizzazione Iran Human Rights (Ihr) ha denunciato quella che definisce “l’uccisione di massa di manifestanti nelle strade”, parlando di almeno 3.428 morti e oltre 10.000 arresti, concentrati soprattutto nel picco di violenza tra l’8 e il 12 gennaio. Il direttore dell’Ong, Mahmood Amiry-Moghaddam, ha definito quanto sta accadendo come “il peggior massacro di sempre”. In un Paese isolato da un blackout di internet che dura da oltre 132 ore, la magistratura ha già annunciato processi rapidi e condanne esemplari per i “nemici di Dio”. La tensione internazionale è tale che anche il ministro degli Esteri Tajani ha convocato una riunione d’urgenza sulla sicurezza degli italiani in Iran, mentre la Cina ribadisce il suo fermo “no a ingerenze esterne”. Le prossime ore saranno decisive per capire se il piano di attacco statunitense passerà dalla minaccia alla realtà operativa.

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