L’ultimatum di Trump: “Lascia il paese o attacchiamo”

Tensione alle stelle tra gli Stati Uniti e il Paese sudamericano. Come non bastassero la guerra tra Russia e Ucraina e le tensioni mediorientali c’è il rischio concreto di una nuova crisi. Secondo indiscrezioni del Miami Herald, il presidente americano Donald Trump avrebbe telefonato al leader di Caracas Nicolas Maduro alla vigilia di un vertice alla Casa Bianca sul dossier venezuelano, alla presenza del capo del Pentagono Pete Hegseth e del segretario di Stato Marco Rubio. Trump avrebbe offerto al suo omologo un passaggio sicuro fuori dal Paese per lui, la famiglia e i collaboratori più vicini, in cambio di dimissioni immediate.

La proposta, raccontano le fonti, prevedeva anche garanzie personali, ma non è bastata a chiudere l’intesa. Maduro avrebbe infatti chiesto una amnistia generale e il mantenimento del controllo sulle Forze Armate, sul modello di quanto accaduto in Nicaragua nel 1991. Richieste che il presidente Usa non avrebbe voluto accogliere e che, secondo il quotidiano americano, alimentano l’ipotesi che la Casa Bianca possa valutare un possibile attacco se l’impasse dovesse proseguire.

Maduro ricompare a Caracas e sfida le voci di fuga

Nonostante il clima incandescente, il presidente venezuelano continua a mostrarsi sereno. Nella stessa giornata delle indiscrezioni, Maduro è tornato infatti in pubblico a Caracas, dopo un’assenza che aveva fatto circolare rumors su una sua possibile fuga dal Paese. Il leader ha partecipato alla tradizionale cerimonia di premiazione dei migliori caffè, nella zona orientale della capitale, evento seguito dai media nazionali e occasione per ribadire la propria presenza al comando.

Abituato a comparire in tv più volte a settimana, Maduro non si faceva vedere da mercoledì, quando aveva condiviso su Telegram un video in cui guidava per le strade di Caracas. All’evento, il presidente era seduto davanti a una folla di produttori, consegnava medaglie a chi presentava le miscele più apprezzate e passava da un assaggio all’altro, intervallando la degustazione con brevi interventi che evitavano accuratamente di citare la crisi aperta con gli Stati Uniti.

Solo al termine della cerimonia, il leader sudamericano ha acceso i toni sul piano interno, esaltando la capacità di resistenza del Paese. Davanti al pubblico, Maduro ha infatti gridato che il Venezuela è “indistruttibile, intoccabile, imbattibile”, riferendosi in particolare all’economia nazionale. Nessun accenno esplicito, però, alla contrapposizione con la Casa Bianca, mentre in parallelo si moltiplicano i dossier aperti fra Washington e Caracas.

La Procura generale e l’Assemblea nazionale venezuelane hanno annunciato indagini sui bombardamenti Usa contro presunte imbarcazioni di narcos nelle acque caraibiche, attacchi che avrebbero causato la morte di circa ottanta persone. Il presidente del parlamento, Jorge Rodríguez, ha denunciato che “l’ordine di uccidere” gli occupanti delle imbarcazioni “viola le Convenzioni di Ginevra e il diritto internazionale umanitario”, rilanciando lo scontro anche sul terreno del diritto internazionale.

Sul fronte energetico, Caracas cerca sponde internazionali per resistere alle pressioni. In una lettera indirizzata all’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec) e letta dalla vicepresidente Delcy Rodríguez, anche ministro del Petrolio, il governo chiede aiuto per “fermare questa aggressione (americana, ndr), che si sta preparando con sempre maggiore forza”. Secondo il testo, Washington “sta cercando di impossessarsi delle vaste riserve petrolifere del Venezuela, le più grandi al mondo, usando la forza militare”, trasformando le immense ricchezze energetiche del Paese nel cuore del braccio di ferro con gli Stati Uniti.

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