SIGNORA CACCIATA IN MALO MODO DALL’UFFICIO POSTALE: “SE NE DEVE ANDARE DI QUI!”

Chi entra in un ufficio postale, non sa quando ne uscirà, causa pacatezza degli operatori, disguidi all’ordine del giorno, problemi di linea, inceppamenti della procedura quasi andata in porto etc.

Specie per gli anziani, le donne incinta, i soggetti fragili, fare la fila diventa un vero e proprio calvario in attesa che il famoso numerino appaia sul display, in modo da prelevare, pagare la bolletta, depositare soldi sul conto etc.

Operazioni che richiedono tempi piuttosto lunghi, per svariati fattori da mettere in conto, ragion per cui c’è chi preferisce recarsi presso la posta in pausa lavoro.

Solitamente quest’ultima coincide con l’orario in cui molti stanno pranzando, con la speranza di sbrigarsi il prima possibile. Ma, purtroppo, non tutto va secondo i piani.

C’è chi in posta ci è entrato ed è stato costretto ad uscire in malomodo. Una storia accaduta il 2 novembre 2018, di cui si è parlato tantissimo all’epoca dei fatti. Ma vediamo insieme cosa è successo.

La vicenda, all’epoca, venne riportata su L’Espresso, a firma di Alessandro Gilioli e suscitò un fortissimo clamore mediatico per via di quello che la protagonista di quest’assurda storia dovette passare sulla propria pelle. Una signora italiana, di origine somala, si è recata presso l’ufficio postale, essendone correntista, per sbrigare alcune pratiche, ma è stata cacciata in malo modo dal direttore.

Nell’ufficio situato in pieno centro, la povera donna ha fatto ingresso verso le 14:00 del 2 novembre 2018, approfittando, come diversa altra gente, della pausa pranzo. Indossava un velo su capelli e spalle, con il volto completamente scoperto e, dopo aver preso il numero, ha aspettato molto educatamente il suo turno, osservando, di tanto in tanto, i display per essere chiamata.

Finalmente è arrivato il momento di recarsi al bancone e l’impiegato dell’ufficio postale (che in questa storia non c’entra nulla) la stava per servire. Tutto ad un tratto, mentre stava per procedere al disbrigo delle pratiche della cliente, il direttore dell’ufficio lo ha fermato, iniziando ad osservare la povera donna che viveva in Italia da mezzo secolo. Dopo averla scrutata in lungo e in largo, le ha urlato, dinnanzi ai presenti, che attendevano il loro turno, di andarsene, cacciandola dall’ufficio postale, gridandole addosso “Via, fuori di qui”.

La donna, devastata, avendo la pelle scura ed essendo di fede musulmana, ha pensato che fossero stati questi i motivi dell’assurdo gesto. Ma non si è persa d’animo, chiedendo spiegazioni a colui che l’aveva sbattuta fuori. Interpellando il direttore, si è sentita dire che aveva deciso di cacciarla a causa del suo foulard, in quanto un cartello, apposto all’ingresso, prevedeva proprio di comportarsi in questo modo contro i trasgressori, Una motivazione assurda che ha portato la stessa donna, seppur fortemente provata, a rivolgersi a chi potesse saperne più di lei in materia.

Facendo la badante a due anziani avvocati, si è rivolta proprio a loro che si sono recati sul posto per accertarsi, di persona, delle reali motivazioni. Forti della loro professionalità e fiduciosi nel racconto della donna che si era sempre presa cura con educazione di loro, hanno cercato di parlare con il direttore e ha osato urlare anche contro uno di loro, indicando il famoso cartello all’ingresso, quello che conteneva le direttive dell’ufficio postale. Peccato che l’immagine affissa all’ingresso indicasse tutt’altro, ossia il divieto di entrare con passamontagna, caschi e altre coperture integrali del volto, per ragioni di sicurezza. La signora, invece, avendo il volto scoperto e ben visibile, non aveva nulla a che vedere con quel divieto, non avendolo di certo violato.

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