Vicenza, l’accusa del compagno di Lidia: “Morta per colpa dei giudici, vengano a vederla nella bara”

Tutta la rabbia di Daniele Mondello, il compagno di Lidia Miljkovic, la donna serba ammazzata a Vicenza ieri, mercoledì 8 giugno, dal suo ex, Zlatan Vasiljevic, che nella sua furia omicida, dopo aver sganciato anche degli ordigni, ha ucciso anche la sua nuova donna. Li hanno ritrovati senza vita all’interno dell’auto, il più drammatico dei finali per la caccia all’uomo che ha inquietato Vicenza e l’intero Veneto nella giornata di ieri.

E, come detto, Daniele Mondello è una furia. È disperato. Ha perso la sua compagna e ora sfoga tutta la sua rabbia in un’intervista a Repubblica, in cui punta il dito contro la magistratura: “Vorrei che giudici e assistenti sociali venissero al funerale di Lidia e guardassero bene quella bara”, tuona.

Quando gli spiegano perché se la prenda con la magistratura e con gli assistenti sociali, spiega: “Perché giusto tre settimane fa è stata emessa la sentenza di separazione. Sa cosa stabiliva? La cessazione dell’affido esclusivo dei figli di 13 e 16 a Lidia”. E dunque, spiega, “per ogni cosa bisognava mediare con il padre: scuola, tempo libero, medicine”. Peccato che, denuncia Mondello, Zlatan non fosse mai stato presente nella vita dei figli. Ma non solo, era anche decaduto il divieto di avvicinamento. Quando gliene chiedono conferma, Mondello risponde: “Certo, per loro era una brava persona adesso. E io mi dispero, sa per quale motivo? Perché finché il sistema rimane questo, le donne continueranno a essere uccise. Lidia non sarà l’ultima”, spiega furibondo a Repubblica.

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