Mosca convoca l’ambasciatore Usa Sullivan dopo le parole di Biden su Putin

Come era ampiamente prevedibile Mosca ha convocato l’ambasciatore Usa John Sullivan e lo ha fatto dopo le parole di Joe Biden su Vladimir Putin. In una delle sue proverbiali “botte” di deroga dalla diplomazia il Capo della Casa Bianca aveva detto che il suo omologo russo è “un criminale di guerra”.

E non lo aveva detto subito, il che aveva reso la cosa ancora più evidente e tranchant. Spieghiamola: nel corso di un recente evento alla Casa Bianca un giornalista tanto ma tanto intelligente tra la folla aveva urlato a Biden: “Putin è un criminale di guerra?”.

Mosca convoca l’ambasciatore Usa
Lui, Joe Biden, sembrava aver ignorato o non sentito la domanda, poi, dopo un “no” ovattato era tornato indietro con uno scatto mandando in tilt i suoi poveri uomini dei servizi e, forse avendo in testa Trump che gli dà del fesso un giorno si e l’altro pure, per riscattarsi aveva scandito: “Lei mi ha chiesto se Putin sia un criminale di guerra? Si, lo è“.

E la nota di protesta di Mosca di queste ore consegnata all’ambasciatore Sullivan, in cui si parla un poì beotamente di “relazioni a rischio” (più a rischio di così?) proprio su quello è incentrata: i commenti di Biden sono definiti “inaccettabili”.

“Dichiarazioni indegne di uno statista”
Ma c’è di più: “Tali dichiarazioni del presidente americano, indegne di uno statista di così alto rango, hanno messo le relazioni russo-americane sull’orlo della rottura”.

E in chiosa truce: le azioni ostili contro la Russia riceveranno una “risposta decisa e ferma”.

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