Lo stupro sul bus e le chat dell’orrore. E il gip lascia liberi gli autisti

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L’avrebbero stuprata a turno, per circa due anni, sugli autobus. Ma il gip di Taranto, Francesco Maccagno, ha deciso che gli 8 autisti indagati per violenza sessuale ai danni di una ragazza disabile psichica, oggi ventenne, restano in libertà respingendo la richiesta dei domiciliari formulata dalla Procura. Agli autori dei presunti abusi è stato imposto il divieto di avvicinamento alla giovane, alla mamma e al fidanzato. Ci sarebbero però delle “chat dell’orrore” che, stando a quanto riferisce IlGiorno, comproverebbero le violenze. In una conversazione tra colleghi, ora al vaglio degli inquirenti, i sospettati avrebbero intuito di essere intercettati: “Sono cose serie qua… Quella menomata”.

La ricostruzione degli abusi
“Dai, non fare la stupida. Non è successo niente”. La prima volta che avrebbero abusato di lei avevano tentato di calmarla. Ma poi, le violenze ai danni della ragazza, disabile psichica dalla nascita, si sono perpetuate nel tempo tramutando in raccapricciante routine. Per circa 2 anni, dall’ottobre del 2018 al 2020, la giovane avrebbe vissuto un inferno quotidiano.

“Io insistevo di voler scendere, terrorizzata e impaurita. Non avevo più pace”, ha spiegato la ventenne ai carabinieri di Taranto nel corso della denuncia formalizzata il 19 giugno scorso. Stando a quanto emerge dalla versione della presunta vittima, le modalità con cui agivano gli indagati erano sempre le stesse: parcheggiavano gli autobus in posti isolati, bloccavano le porte e cominciavano a palpeggiarla. Seguivano poi rapporti orali o completi, a discrezione della persona di turno.

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In una circostanza, la violenza si sarebbe consumata in auto. Uno degli autisti indagati, si sarebbe offerto di riaccompagnare la giovane a casa con la propria vettura – vive con i nonni in un paesino della provincia Tarantina – finendo invece per stuprarla al buio di un parcheggio.

Le “chat dell’orrore”
In attesa che le indagini facciano il proprio corso, emergono nuovi dettagli sulla vicenda. Gli indagati, tutti in età compresa tra i 40 e i 62 anni, si sarebbero scambiati sovente foto e video degli abusi su WhatsApp. Contenuti che, secondo quanto riporta La Stampa, erano soliti commentare con toni leggeri.

In una intercettazione, ora al vaglio degli inquirenti, uno degli indagati avrebbe detto all’altro: “A me è passato un anno e mezzo da quando mi ha fatto la pugnetta”. Poi, il timore di essere ascoltati: “Noi per telefono non stiamo parlando, caso mai stiamo pure sotto… Hai capito? Sono cose serie qua, quella menomata”.

Per il gip gli indagati restano in libertà
Nonostante le oltre 100 pagine di ordinanza depositate in Procura in cui si descivono le “condotte violente e minacciose” ai danni della ragazza con “evidenti vulnerabilità psichiche ben note agli indagati”, il gip Francesco Maccagno ha respinto la richiesta dei domiciliari formulata dal pm del Tribunale di Taranto imponendo il divieto di avvicinamento alla giovane e alla sua famiglia.

In attesa dei risvolti, l’azienda Amat prende le distanze dall’accaduto parlando di “gravissime condotte”, dicendosi pronta a prendere tutti i provvedimenti necessari alla propria tutela. “I fatti rappresentati – scrivono in un comunicato -lasciano sgomenti, aggravati dal fatto che sarebbero stati posti in essere durante il servizio pubblico che, invece, è esercitato dai tanti dipendenti con massimo impegno, serietà e senso del dovere”.

Per ora, l’accusa nei confronti degli 8 autisti indagati resta quella di violenza sessuale aggravata.

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