Malena, indiscreto dal set dei film a luci rosse: “Che cosa fanno veramente agli uomini”, quello che non potete immaginare

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Malena, l’attrice a luci rosse pugliese, musa di Rocco Siffredi, si confessa in una intervista al sito corrieresalentino.it. Filomena Mastromarino, questo il suo vero nome, parla degli haters sui social e di come è il lavoro di pornostar. “La cosa che mi dispiace è che sono le donne quelle che attaccano di più. In realtà io sono una portatrice di felicità. Durante il lockdown sono stata la congiunta di tutti gli italiani”, racconta, “fare film a luci rosse per me è un lavoro, che finisce nel momento in cui si spengono i riflettori. Per il resto, la pornografia esiste dai tempi dell’antica Grecia. Il moralismo è più recente e sta interessando soprattutto i social, che ormai censurano tutto. Siamo giudicati da algoritmi ed è difficile persino postare una statua nuda”.

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Sui social, continua Malena, “ognuno ha l’opportunità di sfogare le sue frustrazioni giudicando. Sogno un mondo in cui non si venga giudicati per quello che si fa a letto. Questo vale anche per l’omosessualità, la bisessualità e il resto. Nella società dovrebbe valere la persona”. Inoltre vuole sfatare un mito: “Molti pensano che chi fa questo lavoro non sia intelligente. In realtà non è così. Le pornostar sono donne normalissime. All’estero questo lavoro lo fanno tante mamme: girano le scene e poi vanno ad allattare i propri figli. Io ho avuto un percorso diverso perché mi sono affacciata a questo lavoro a 33 anni. Ero già una donna. Non ho fatto come le altre, che vogliono fare questo lavoro per diventare famose: non è giusto approccio. Bisogna amare questo lavoro, farlo con passione”.

Anche perché non si prova piacere, sottolinea Malena: “Può capitare qualche volta di trovare il giusto feeling con un attore. Se si trova il feeling, la durata della scena è molto lineare e non si viene interrotti. Normalmente, solo per realizzare la parte dell’hard, di 40 minuti, giriamo scene per cinque ore e veniamo interrotti in continuazione per rifarle. Non è come nei film amatoriali. È un duro lavoro. Ci vuole molta pazienza”. Però tutti sul set la trattano con molto rispetto: “I più maltrattati sono gli uomini. L’uomo deve stare ai tempi del regista e quindi soffre di più rispetto a noi. Noi donne sul set veniamo rispettate tantissimo. Ci sono pochi uomini perché per loro è difficile fare questo lavoro”. Del resto, conclude, “non è come fare sesso a casa tua. Anche le posizioni sono tutte a tre quarti, a favore della camera”.

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