Variante indiana, la più veloce e pericolosa: come riconoscerla

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Inglese, sudafricana, brasiliana, e ora indiana. L’unicità della variante indiana, per via della sua doppia mutazione, è motivo di preoccupazione in Asia ma anche nel resto del mondo, Europa compresa, perché non è chiaro se i vaccini attualmente utilizzati siano in grado di neutralizzarla (in Israele Pfizer sarebbe risultato efficace, ma in modo ridotto). Il nuovo ceppo, nel Vecchio Continente, è già sbarcato da più di un mese. Ad esempio in Gran Bretagna, Belgio e in Italia, con il primo caso a Firenze e adesso due in Veneto. Alla lista si è aggiunta la Svizzera, con una persona in transito da uno degli aeroporti del Paese. Per il momento si contano qualche centinaio di casi in Europa e alcune migliaia nel mondo.

Ma la velocità con cui la variante si sta propagando in India non consente di dormire sonni tranquilli, soprattutto in una fase in cui le restrizioni ai contatti sociali iniziano ad allentarsi. In attesa di capirne di più alcuni Paesi, dal Canada alla Gran Bretagna, dall’Iran al Kuwait, dal Canada alla Germania hanno ripristinato una stretta sui collegamenti aerei con l’India. Ultima, in ordine di tempo, è stata ieri l’Italia. In India è emergenza totale. Ospedali che lanciano sos perché i pazienti muoiono per mancanza di ossigeno: è questa l’ultima istantanea dell’incubo Covid in cui è ripiombata l’India, travolta da una variante che ha provocato un milione di contagi in tre giorni. 

Una mutazione temibile, forse resistente agli attuali vaccini, che ora spaventa l’Europa. Dopo essere comparsa in alcuni Paesi, inclusa l’Italia, un primo caso è stato registrato anche in Svizzera. Negli ultimi tre giorni sono stati bruciati drammatici record, con oltre 340 mila contagi registrati in India nelle ultime 24 ore (oltre un terzo degli 893 mila nel mondo, anch’essi un record). E molti esperti stimano che per il picco bisognerà attendere almeno tre settimane. Complici anche i raduni di massa che sono una consuetudine per gli indiani, dalle riunioni d’affari ai matrimoni. Per non parlare dei milioni di pellegrini che anche quest’anno si sono ammassati nel Gange per la rituale immersione. È caratterizzata da una duplice mutazione della proteina Spike la cosiddetta variante indiana del virus SarsCov2. E proprio questa particolare “mutazione tandem” sarebbe alla base di una sua maggiore trasmissibilità, anche se gli studi sono in corso e manca ancora una conferma definitiva.

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La variante B.1.671 è stata segnalata per la prima volta lo scorso ottobre nello stato di Maharashtra in India: «Attualmente si sta diffondendo velocemente nel paese asiatico – spiega Massimo Ciccozzi, ordinario di statistica medica ed epidemiologia molecolare all’Università Campus Bio-Medico di Roma – ma è ormai giunta anche in Europa. In Gran Bretagna. Sono circa 80 i casi rilevati finora». Si tratta di una variante con una particolare caratteristica: «Presenta due mutazione della proteina Spike, che è quella distintiva del virus SarsCov2. Sono le mutazioni indicate come L452R e E484Q. Attualmente stiamo conducendo uno studio su tale variante e la nostra ipotesi è che le due mutazioni lavorino “in coppia” ed una rende più forte l’altra, con il risultato di rendere la variante più trasmissibile». 

Ad ogni modo, avverte l’esperto, «la massima cautela è d’obbligo ed è fondamentale potenziare il monitoraggio ed il sequenziamento dei genomi dei casi positivi, in una percentuale di almeno il 10%, per rilevare tempestivamente la presenza di questa e altre varianti». Infatti, «la circostanza che in Italia non siano stati al momento rilevati molti casi di variante indiana – afferma – potrebbe essere dovuta anche a un minor flusso di contatti e viaggi dall’India, ma la questione rende evidente la necessità che la vaccinazione anti-Covid sia estesa a tutti i paesi, anche in Asia». Se a vaccinarsi sono «solo i Paesi occidentali – conclude Ciccozzi – il problema non verrà risolto e saremo sempre allo stesso punto, perchè dall’estero arriveranno nuove varianti contro le quali i nostri vaccini non sono ancora “tarati” e si innescherà una “rincorsa alla variante” molto pericolosa». «La situazione è grave perché il numero di contagi in India è straordinariamente elevato e, osserva Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità e coordinatore del Cts «c’è il dubbio che la variante indiana possa avere maggior potere contagiante, come è stato per quella inglese. Ma andrei molto cauto sul fatto che la variante indiana possa bucare i vaccini perché non ci sono dati che supportino questa tesi e quindi non creerei allarmismi». 

È d’accordo in proposito Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, lapidaria la sua considerazione: «Bisogna finirla di fare la rincorsa alle varianti, e bisogna finirla con questa comunicazione “terroristica”. Le varianti ci saranno sempre, e più le cerchi e più le trovi: probabilmente ce n’è una in ogni paese, e forse addirittura una in ogni città perchè il virus muta, cambia. Non è altro che la sua evoluzione naturale. È giusto monitorare, e fare molta attenzione e questo lo lasciamo fare agli esperti nei laboratori, ma le varianti non possono diventare chiacchiere da bar o discorsi da social». «Fare terrorismo sulle varianti – continua Bassetti – può solo fa insorgere dubbi tra la gente che può pensare che a causa delle varianti, l’indiana adesso ma tutte le altre, i vaccini non funzionino. E ciò rappresenta un danno in questo momento di campagna vaccinale. Al momento sappiamo che i vaccini coprono tutte le varianti e non c’è un solo caso in cui sia dimostrato che il vaccino non ha funzionato su una variante». Dunque, conclude Bassetti, «per chi fa l’infettivologo non è una sorpresa sapere che un virus muta e cambia, così come fanno i batteri, i funghi o i protozoi. Basti pensare che il virus dell’influenza cambia ogni anno, e all’interno dell’anno anche più volte, eppure questo non desta allarme».

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