“Dopo lo sfregio al volto, mi ha chiamato solo Salvini. Sinistra in silenzio”

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Si è beccato una pugnalata in faccia e ancora non riesce a realizzare. Michele Dal Forno, 21 anni, stava consegnando le pizze nella sua città, in zona Ponte Crencano, a Verona, quando si è trovato di fronte a un bivio: girarsi dall’altra parte oppure aiutare una ragazza in difficoltà. “Non potevo far finta di nulla, se le fosse successo qualcosa di brutto non me lo sarei potuto perdonare”, dice oggi a ilGiornale.it. Così Michele è intervenuto. Le conseguenze di quella decisione sono una ferita che gli arriva dal naso alla tempia. Sì, perché uno dei due minorenni con cui stava litigando la malcapitata, un sedicenne di origini albanesi, già noto alle forze dell’ordine, ha reagito alla sua intrusione pugnalandolo al viso.

Come stai?

“Benino dai, diciamo che ho visto giorni migliori, ma bisogna andare avanti…”

Che effetto ti fa guardati allo specchio?

“È impegnativo, penso a chi ero e a come sono adesso… mi fa impressione. Fatico a riconoscermi.”

Cosa rappresenta per te quella ferita?

“È il segno evidente che c’è qualcosa che non va nella nostra società”.

A cosa ti riferisci?

“Che non è normale che un ragazzino con almeno due denunce alle spalle se ne vada in giro armato per la città. Dove sono le famiglie? E le istituzioni?”

Raccontami di sabato scorso…

“Erano più o meno le otto e mezza di sera. Stavo tornando al motorino quando ho visto una scena che non mi piaceva affatto: c’era questa ragazza, che conosco di vista, accerchiata da due ragazzini. Litigavano. Lei aveva un’aria spaventata, così mi sono avvicinato e ho semplicemente chiesto cosa stesse succedendo…”

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Poi?

“Uno dei due aveva le mani in tasca, è arrivato a un metro da me e mi ha sferrato un fendente: un colpo secco. Lì per lì credevo fosse un pugno, mai avrei pensato a una coltellata in faccia.”

Quando hai capito che era una pugnalata?

“Poco dopo, quando ho sentito scendere il sangue a fiotti.”

Cosa dice il referto?

“Un mese di prognosi e non so quanti punti di sutura sulla faccia, ho provato a contarli: solo quelli esterni sono almeno trenta. Il coltello è arrivato fino all’osso, tranciandomi un pezzo di narice.”

Cosa ti aspetta ora?

“Il percorso di guarigione è lungo, ci vorranno delle sedute di laser e forse anche un intervento di chirurgia ricostruttiva… insomma, dovrò affrontare parecchie spese e non so neppure se alla fine tornerò quello di prima.”

Sul web c’è una raccolta fondi…

“Sì, l’ha organizzata il mio datore di lavoro, al quale sono profondamente riconoscente, così come ringrazio tutti quelli che sinora hanno aderito.”

Oggi hai parlato anche con Matteo Salvini, cosa vi siete detti?

“Gli ho raccontato come sono andate le cose e abbiamo ragionato insieme sulla follia di quello che mi è accaduto.”

Ti hanno chiamato anche i leader di altri schieramenti?

“No.”

Secondo te come mai non si sono fatti vivi?

“Forse perché il mio aggressore è di origine albanese…”

E allora?

“Se fosse stato il contrario, la vittima straniera e l’aggressore italiano, avrebbero chiamato in tanti. Mi dispiace dirlo ma è così.”

Tu hai chiesto che la tua foto venisse diffusa, come mai?

“Per far conoscere la realtà.”

Hai rimpianti?

“No, la mia famiglia mi ha insegnato a non girarmi mai dall’altra parte se c’è qualcuno in difficoltà. Certo, se dovessi ritrovarmi in una situazione simile adesso, la affronterei in modo diverso, con più consapevolezza.”

Qualcuno ti definisce un eroe…

“Non mi sento un eroe, sono una persona normale, con la faccia sfregiata e l’orgoglio di aver aiutato una ragazza in pericolo.”

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